Gli animali soldato e la grande guerra Needfile Team 11/05/2022

Gli animali soldato e la grande guerra

Non tutti sanno che durante la prima guerra mondiale vennero arruolati cani, muli, cavalli e piccioni: gli animali-soldato delle operazioni belliche. Mauro Consolini ci invita a riflettere: <<è arrivato il momento di dare una giusta collocazione storica agli animali che hanno servito gli eserciti di tutto il mondo>>.

LA BUSSOLA VOLANTE: IL PICCIONE

Orrori che si vorrebbe dimenticare ma non le loro storie perché anche loro accanto ai soldati, hanno contribuito alle sorti della guerra. Eppure molte di queste vite non compaiono nei libri di storia ma la storia di Mocker, piccione-soldato, è stata raccontata da Mauro Consolini studioso che si è occupato del ruolo degli animali nelle strategie militari denunciando <<La storia che non documenta l’uso degli animali durante i conflitti è una storia incompleta>> e, ricordando la 52ª missione del volatile racconta <<Mocker venne arruolato nell’esercito americano con il compito di portaordini. In Europa prese parte alla prima guerra mondiale, ma durante la sua 52ª missione perse un occhio e una parte del cranio. Curato e ristabilito, tornò in patria dove lo accolsero come un eroe, perché aveva contribuito a salvare numerose vite umane>>. Lui come altri, una categoria preziosa e impiagata in entrambe le guerre. I francesi li impiegarono già durante il conflitto franco-prussiano del 1870. Italiani, inglesi e americani per le consegne grazie all’attitudine nel tornare alla colombaia e per il facile trasporto via terra – a piedi, in moto o bicicletta –.

Ancora più sorprendente è stata la presenza dei “piccioni fotografi” che in altitudine grazie a una speciale fotocamera potevano consegnare preziosi scatti. Questa circostanza storica ha conferito al piccione l’appellativo di “drone vivente”. Il suo nome scientifico è Columba livia domestica, una varietà selezionata dal piccione selvatico orientale con l’attitudine di tornare nel luogo natio grazie al suo straordinario senso dell’orientamento, sfruttando quello che in biologia e in fisica animale viene definita “magnetoricezione”. Una bussola volante estremamente complessa, e per genetica propensa all’orientamento geomagnetico.

L’idea di utilizzare i piccioni come fotografi fu inventata dal farmacista tedesco Julius Neubronner all’inizio del XX secolo con la necessità di tracciare i loro tragitti, munendoli appunto di apparecchio fotografico. Ottenuto il brevetto nel 1908, questa pratica venne poi introdotta in entrambe le guerre. Nella prima guerra mondiale, la fotocamera si rivelò uno strumento prezioso in alternativa al telegrafo che poteva guastarsi o essere facilmente intercettato. Il successo proseguì nel secondo conflitto con la protagonista Paddy, una colomba che nel 6 giugno 1944 portò le prime notizie riguardanti lo sbarco in Normandia, sostenendo un viaggio di 5 ore e lungo 370 km.

animali-soldato

IL SIMBOLO DELLA GRANDE GUERRA: IL CAVALLO

Il cavallo resta nell’immaginario comune l’animale simbolo della Grande Guerra.

<<Tra il 1914 e il 1918, quasi un milione fu trasportato dal nord America ai campi di battaglia dell’ovest europeo – ci spiega Consolini -. Altri spostamenti avvennero in tutta Europa tra stati alleati e zone franche. Molti animali morirono per ferite da armi da fuoco, altri intossicati da agenti chimici e biologici. La Grande Guerra fu etichettata come la guerra chimica, a causa dei gas irritanti e dell’uso del carbonio. Il bersaglio erano naturalmente i cavalli, in questo modo si indeboliva il nemico. Per questa ragione si crearono corpi veterinari sempre più efficienti per curare gli animali colpiti. In Italia il Corpo veterinario militare fu affiancato dalla Croce Azzurra, un servizio sanitario che riuscì ad assistere oltre 3.400 cavalli. Ma a fine guerra, solamente nell’esercito francese, i cavalli uccisi furono 1.140.000>>. Animali da traino oltre che da sella, trasportarono carri e cannoni, una necessità che costrinse molti proprietari a cederli in occasione della “leva equina”, come ci racconta Steven Spielberg nel film War Horse (2011).

Il 19 giugno 1918, un deltaplano austriaco abbattè “il cavallino rampante” di Francesco Baracca, giovane aviatore dell’esercito italiano che fece incidere sul suo aereo proprio l’immagine di un cavallino rampante nero dalla coda all’ingiù, simbolo di coraggio. Un emblema italiano si spense in cielo ma ne nacque poi un altro pronto a percorrere le strade del mondo: il marchio di Enzo Ferrari.

IL CORAGGIO DEL FIUTO: IL CANE

E’ stato un fedele compagno e vicino nel confortare i soldati lontani dai propri cari, dentro e fuori la trincea. Addetto al trasporto di viveri e munizioni, venne addestrato a fiutare anche armi e mine. Nella Grande Guerra, i cani prestarono servizio non solo in pianura ma anche tra gli scenari montani più inospitali. In un clima inospitale, ben presto tra le Alpi muli e asinelli – che morirono di polmonite – vennero sostituiti dai cani – di razza per lo più maremmano-abruzzese abituati alle greggi e alle temperature glaciali – per essere adibiti al traino e al trasporto di viveri e munizioni.

“E vanno al fuoco come veterani”, disse di loro Luigi Barzini, nel suo libro “Al fronte”, mentre ne “La Lettura”, rivista mensile del Corriere della Sera, nel dicembre 1919 si lesse: sui monti si attaccavano quasi sempre in tre alla troika ed assicuravano, rifornendole, il mantenimento di posizioni talmente avanzate che sarebbero state altrimenti insostenibili.” Di questi però si testimonia, diversi precipitarono nei dirupi o colpiti dai proiettili, un sacrificio che sancì la nascita di vari con una infermeria dedicata. Durante la Grande Guerra, la Germania impiegò 6.000 cani addestrati e l’Italia 3.500. ne morirono 10.000 solo negli USA.

La sfilata trionfale

Eppure i cani da gregge fecero il loro dovere fino in fondo, anche nel trasporto dei feriti con apposte slitte-barelle. Alla fine della prima guerra mondiale i cani reduci vennero celebrati a Milano con una sfilata trionfale.

Era il 20 settembre 1919, evento testimoniato dal Tron nel fascicolo del dicembre 1919 de “La Lettura” A. Splendori scrive: <<I cani che hanno fatto la guerra tornano talvolta con lo stesso cerimoniale delle brigate gloriose. Di recente alcune squadre attraversarono Milano fra ali di popolo e riscossero la loro parte di applausi..>>.

*immagini da corriere.it e lastampa.it / in copertina: addestramento dei colombi dalla torre colombiera della caserma Zignani 1950 Ufficio Storico dell’Esercito

cani-soldato

Write a comment
Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA, ed è soggetto alla Privacy Policy e ai Termini di utilizzo di Google.