La grande disponibilità di dati, di hardware e procedure statistiche performanti e di reti neurali raffinate, con nodi nascosti e algoritmi di avanzati di apprendimento, permettono il raggiungimento di risultati rilevanti soprattutto nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale.
Il riconoscimento facciale si è evoluto a un livello tale da farlo diventare una quasi normalità nella vita di tutti i giorni.
Che cos’è esattamente? Si tratta di una tecnologia di deep learning in grado di elaborare i dati biometrici dei volti e attraverso i quali è possibile recuperare l’identità di ogni singola persona.
Il campo di applicazione ricopre svariati ambiti, dai sistemi di pagamento elettronico al marketing, addirittura la si utilizza per osservare le specie animali potenzialmente a rischio estinzione.
Negli ultimi tempi questa tecnologia è stata adottata anche in ambito giudiziario; nonostante le forze dell’ordine sempre più spesso ricorrono ai sistemi di riconoscimento facciale nelle indagini, tuttavia è nelle manifestazioni che trova il suo maggiore uso.
Ci si chiede se questo strumento è veramente destinato a migliorare il nostro senso di sicurezza o se invece serve a raccogliere un’ulteriore mole di dati al fine d’intensificare politiche di controllo della collettività.
Infatti le reti impiegate per il riconoscimento facciale vengono addestrate attraverso l’utilizzo di immagini da noi condivise in internet per ottenere il riconoscimento delle persone a partire dal loro volto. MegaFace e MSCeleb sono esempi di sistemi dotati di un set di dati completo rilasciato da Microsoft e dall’Università di Seattle nel 2016 e che contengono grandi quantità di foto estratte direttamente da internet, dai social e da Flickr.
Tutto questo è possibile perchè si richiede all’utente, come condizione d’obbligo, di accettare le condizioni d’uso del contratto e ,di conseguenza, i contenuti pubblicati possono essere gestiti in base all’occorrenza di chi fornisce il servizio.
In Cina è stato realizzato un sistema di identificazione degli uiguri, una minoranza etnico-religiosa del distretto cinese dell’ex Uiguristan o Turkestan orientale, il cui funzionamento è basato sulla raccolta delle immagini di coreani, tibetani e uiguri attraverso lo scatto diretto di foto e scavalcando ogni consenso sul trattamento dei dati.
Le tecnologia basata su schede perforate e fornita da IBM venne impiegata per censire gli ebrei ed in questo modo il regime nazista riuscì a portare a termine la Soluzione Finale con rapidità e precisione.
In Italia, in ambito privato, abbiamo l’esempio dell’aeroporto di Milano Linate il quale è già provvisto di un sistema di questo tipo denominato Face Boarding attraverso il quale l’imbarco è possibile solo attraverso il riconoscimento facciale.
Anche le amministrazioni comunali stanno rivolgendo la loro attenzione verso queste tecnologie iniziando a investire soldi pubblici penalizzando anche le manutenzioni per i servizi ordinari.
Lo scorso 6 maggio, infatti, l’agenzia di stampa Ansa aveva battuto la notizia che Roma stesse introducendo nelle proprie metropolitane un sistema di videosorveglianza il cui funzionamento fosse basato sul riconoscimento facciale, in vista soprattutto del Giubileo del 2025. Il pretesto utilizzato dalla giunta Gualtieri è stato la necessità di rendere più moderne e sicure le stazioni ferroviarie sotterranee al punto da proporre due gare d’appalto. Questa misura non è mai stata annunciata per via ufficiale dal momento che risulta vigente una moratoria che proibisce l’installazione di sistemi di riconoscimento facciale in tutto il territorio nazionale fino alla fine del 2025. Da parte della giunta romana c’è stata una spiegazione non sufficiente a porre fine ad ogni dubbio tanto che il Garante della Privacy ha chiesto ulteriori informazioni in merito alla vicenda.
Di fronte ai casi fin qui riportati, è lecito porsi delle perplessità perchè, applicata così questa tecnologia, non si arriva ad un balzo ulteriore nel futuro ma si viene riportati indietro nel tempo, in epoche buie come quelle che hanno visto come protagonista la Sacra Inquisizione in cui la verità propagandata doveva essere una e incontestabile.
Torniamo quindi alla domanda di prima: la sorveglianza tramite il riconoscimento facciale è un bene per la collettività oppure è una violazione della sfera privata travestita da sorveglianza? Contestualizzata in paesi dove i diritti umani vengono violati normalmente come l’Egitto o la sopracitata Cina, il rischio di trasformare una forma di controllo già capillare in una morsa senza uscita è molto alto.

Il riconoscimento facciale presenta troppe criticità.
Servono molte più garanzie per prevenire l’instaurazione di nuove dittature come se non peggiori a quelli che hanno già caratterizzato il Novecento. Quando un soggetto politico conserva per sé un potere esercitandolo oltre il contesto collettivo sul quale viene esercitato, si genera inesorabilmente una disuguaglianza tra i soggetti del patto, potere e popolo, e cresce la possibilità che il potere possa farsi valere sui cittadini che hanno affidato i loro a tale istituzione. Nessun cittadino deve conservare il proprio volto, per non generare uno squilibrio di forza da parte del potere il quale, attraverso le forze dell’ordine, si abbandonerebbe a facili abusi.
Si tenga presente che agli scienziati e a chi pubblica i propri articoli nelle riviste di settore viene chiesto di includere nelle loro ricerche e pubblicazioni scientifiche una specie di dichiarazione di responsabilità con la quale offrire indicazioni etiche insieme ai possibili impatti che la tecnologia potrebbe introdurre nella società.
La prospettiva di un possibile miglioramento per la comunità va inesorabilmente in contrasto con le opinioni di ogni singolo individuo all’interno di essa e le cui caratteristiche dipendono dai nostri punti di vista. Infatti ogni singolo oggetto è come appare all’individuo che lo osserva.
Comunque è bene conoscere i propri limiti in termini di pregiudizi per avere un margine sulle pre-comprensioni umane come è ancora più importante fare attenzione quando la tecnologia fuoriesce dal laboratorio per inserirsi nelle maglie sociali.
Le sue conseguenze vanno analizzate ancora prima che ogni possibile perdita di libertà diventi tale nella realtà.
Rimanendo in tema di possibili violazioni della nostra sfera privata, è lecito chiedersi se è legale utilizzare i selfie che pubblichiamo per addestrare le reti neurali. Sulla questione le norme non sono chiare e unanimi e questo caos si trasforma nel “silenzio della legge” di Hobbes, ovvero quando il potere non prescrive una regola, per incapacità o volontà nel non prescriverla, il cittadino (suddito all’epoca in cui il pensiero è stato formulato) è libero di agire o di astenersi da qualsiasi azioni a propria discrezione. Questo passaggio, tuttavia, rappresenta l’ultimo scampolo di libertà nella società civile. Da un lato, infatti, questo silenzio costituisce un vantaggio per i manifestanti al fine di controllare gli agenti che abusano della loro autorità durante le manifestazioni, dall’altro il riconoscimento facciale può continuare a essere applicato senza distinzione per isolare chi ha partecipato a quelle manifestazioni o, più in generale, a chi dissente dalla voce del potere il quale rimarrà impunito.
Il GDPR europeo prevede il divieto di usare immagini senza il consenso dei proprietari.
tuttavia manca un caso giudiziario in cui sia stata riconosciuta e punita tale violazione e quindi quanto riportato nel regolamento europeo sulla privacy resta una vaga indicazione. Le tecnologie non sono autosufficienti e non esiste un sistema di regolamentazione capace di agire in modo automatico all’interno degli equilibri tra interesse privato e beneficio pubblico. Nemmeno la Mano Invisibile può auto-bilanciare gli egoismi avvantaggiando tutti.
Ogni mano, tuttavia, va sempre in coppia con l’altra così da lavarsi più agevolmente di fronte alla forbice sociale che l’attuale sistema neoliberista sfrenato alimenta. La tecnologia ha sempre bisogno di una supervisione umana ovvero di un animale politico e sociale che stabilsca delle regole per definire un uso etico e prosociale della IA. Sarebbe comunque sufficiente avere norme ben definite per evitare che l’utilizzo di tecnologie basate o in cui è coinvolta la IA, come il riconoscimento facciale, alimentino ulteriormente la disuguaglianza sociale.
La tecnologia deve risolvere problemi, non deve crearne di nuovi!
