Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno.
Le parole di Paul Klee incarnano appieno la ricerca artistica di Denise Peron. Le sue piccole sperimentazioni, come ama definirle, nascono dalla pura gioia generata dal colore.
“Ho sempre usato tanto colore: poi ho scoperto il nero”. Il nero che è il tutto, l’insieme di tutti i colori, ma anche il niente, l’assenza di luce. Il linguaggio di questa giovane artista si definisce per contrasti: rossi caldi e carichi si uniscono ai toni freddi, profondi dei blu. E poi il bianco che è ciò che rimane quando il nero ha già tracciato il suo viaggio. Nero e bianco, come lo Yin e lo Yang, gli opposti alla perenne caccia all’equilibrio. Sperimentare, cercare per perdersi nello spazio di un rettangolo di carta, cercare per conoscersi, questa è la spinta: pezzi di carta, come pelle per Denise, su cui si fissano i pensieri, le ansie, i respiri della vita quotidiana. Le illustrazioni sono bozzetti di taccuino da viaggio, che lei sceglie come supporto perché “ti permette di viaggiare con lui”; esse nascono da momenti di evasione ritagliati, scavati tra la frenesia delle giornate di studio veneziane, come scavato è il tratto che le definisce. Tratti marcati che in quel momento prendono vita: i pesci combattenti sono quasi scolpiti, superano la bidimensionalità, sono anime fluttuanti frutto dell’immaginazione che vive di stimoli esterni e di ciò che la memoria lascia nel cassetto dei ricordi.
Denise Peron