L’emancipazione femminile nella ricostruzione familiare del sessantotto Needfile Team 23/06/2022

L’emancipazione femminile nella ricostruzione familiare del sessantotto

Come cambia il ruolo della donna nella società raggiungendo la parità di genere?

Ce lo spiega la sociologia. La sociologia è quella disciplina, unita ad altre similari interconnesse, come l’etnologia e l’antropologia, nello studio dell’evoluzione della società vista sia dal punto di vista individuale che comunitario.

La famiglia è considerata il risultato di intrecci di processi microsociali, interpersonali, comunicativi, simbolici da una parte, e macrosociali, struttural-sistematici ed economici dall’altra. La sociologia della famiglia, un ramo della materia, posiziona la lente d’ingrandimento su tutte quelle trasformazioni che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere l’intimità quotidiana. Ed è proprio il concetto di “quotidiano” che ha permesso quel passo necessario al consolidamento della famiglia moderna, grazie in gran misura, alla mobilitazione delle donne.

Gli anni Sessanta segnarono il cambiamento di etiche troppo ramificate nella tradizione. Grazie alla nascita di nuove categorie si riuscì a ricostruire i nessi economici tra famiglia e capitalismo posizionando il focus sull’economia e il lavoro. Il movimento del Sessantotto, una ribellione generazionale, mosse una critica verso le istituzioni, il potere politico e il mondo del lavoro. Ecco che cambiò il modo di vivere la quotidianità e le donne ne furono le artefici; divise in un duplice ruolo, si dimostrarono flessibili e intraprendenti, abbandonando il compito esclusivo di casalinga. Una pluralità di azioni che le vedranno dal ruolo di madre e coniuge, a lavoratrice instancabile, seppur ridotte nella libertà considerando ruoli part-time, a domicilio o artigianali.

Il boom economico portò a una rivoluzione del ruolo dello Stato, del mercato del lavoro e dei diritti paritari, introducendo oltretutto nuove politiche di scolarizzazione in senso egualitario, l’avviamento del divorzio (1974), la modifica del diritto di famiglia (1975), l’istituzione dei consultori familiari, la legge delle pari opportunità, la liberalizzazione dei contraccettivi e la regolamentazione dell’aborto.

Il movimento giovanile ha prodotto cambiamenti radicali nei diversi campi creativi della musica, del cinema, del costume, nei rapporti sociali e interpersonali, nelle etiche e nei pregiudizi delle stesse famiglie riconsiderando i diritti dei bambini e delle donne. Infine gli avvenimenti internazionali e l’apertura cosmopolita, portarono i giovani con voce altisonante, a interessarsi degli eventi sovranazionali comuni che favorirono un clima di attesa e di speranza volto all’apertura e all’innovazione. Una vera rivoluzione culturale che ha, in tutti i sensi, svecchiato il Paese attraverso il cambiamento decisivo delle mentalità.

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