Ora legale: storia e statuto

Ora legale: storia e statuto

In Italia è scattata l’ora legale, lancetta spostata alle ore 2 di un’ora in avanti in data 27.03.2022. Il sole, quindi, sorgerà e tramonterà un’ora più tardi. Sette mesi dopo, nella notte tra sabato 29 e domenica 30 ottobre, le lancette saranno nuovamente spostate, questa volta indietro di un’ora.

Si parla da tempo di abolire questa “prassi” nazionale, ma quando è nata questa regola?

Il cambio dell’ora per i mesi estivi rispetto al fuso nasce in Gran Bretagna nel 1916 con l’esigenza di sfruttare al meglio la luce solare, anche se l’idea era stata proposta già due secoli prima da Benjamin Franklin. Durante il suo soggiorno in Francia nel 1784, scrisse una lettera pubblicata dal Journal de Paris, in cui suggeriva di far suonare le campane a prim’ora, tutte nello stesso momento, un’intuizione che fu raggiunta un secolo dopo attraverso lo spostamento delle lancette da George Vernon Hudson, nel 1895. Fu ancora più tardi, nel 1916, appunto, che l’idea venne ufficializzata: il British summer time per necessità di guerra nel risparmio dell’energia. L’esempio della Gran Bretagna fu seguito da molti Paesi coinvolti nella prima guerra mondiale.

Quando nasce l’ora legale in Italia?

L’Italia fu una delle prime nazioni a sperimentare l’ora legale, già dal 1916 come iniziale provvedimento straordinario e ripetuto in fase di guerra. Divenne poi, nel 1966, un provvedimento definitivo a cadenza annua. Inizialmente con decorrenza prima domenica di maggio e ultima di settembre, anticipando la data ad aprile negli anni Ottanta.

Quando l’ora legale diventa statuto europeo?

Il Consiglio europeo «si propone come unico obiettivo di armonizzare progressivamente le date di inizio e di fine dell’ora legale» intervento derivante dalla «necessità di abolire gli ostacoli alla libera circolazione dei beni e dei servizi che disposizioni nazionali diverse in merito all’ora legale potrebbero creare». Definizione che ne ha caratterizzato le origini, con nuove direttive dal 1994 con l’integrazione delle cadenze annuali «dall’ultima domenica di marzo all’ultima domenica di ottobre in tutti gli Stati membri». Le consultazioni politiche tra i diversi Paesi appartenenti allo statuto europeo hanno stabilito che «nessuno di essi aveva, per il momento, l’intenzione di abbandonare l’applicazione del sistema dell’ora legale». Pertanto il calendario concordato in ambito Ue è stato mutato da Stati terzi come la Svizzera e, fino al 2011, la Russia. L’ora legale si attua nel periodo estivo anche negli USA, Canada e – secondo cadenza diversa – anche in Australia.

Perché si vuole abolire l’ora legale?

Oggi l’ora legale non è più un’esigenza condivisa, in particolare nei Paesi nordici che godono di meno ore di luce e che pertanto ne hanno chiesto la modifica. Ne è seguito un referendum internazionale che ha registrato la partecipazione di 4,8 milioni di cittadini europei (di cui l’8,4% a favore di un cambio dell’ora), e nel 2018 l’approvazione da parte del Parlamento europeo (410 voti a favore, 192 contrari e 51 astenuti) con la possibilità da parte degli Stati membri di decidere liberamente la propria ora legale.

Quanto ci permette di risparmiare l’ora legale?

Secondo le statistiche di Terna, l’agenzia che gestisce la rete di trasmissione nazionale, l’Italia risparmierà oltre 190 milioni di euro con un minore consumo di energia elettrica di 420 milioni di kWh che corrispondono a un fabbisogno medio annuale di 150 mila famiglie. Dal 2004 al 2021 il minore consumo di energia elettrica è stato complessivamente di 10,5 miliardi di kWh e che ha fatto risparmiare alla comunità oltre 1,8 miliardi di euro. «Un importante beneficio ambientale, quantificabile nella riduzione di circa 200 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica in atmosfera».

La prossima estate sarà effettivamente l’ultima stagione col cambio orario?

Probabilmente sì, nonostante nel giugno 2019, l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, depositò a Bruxelles la position paper per la richiesta del mantenimento dell’ora legale in Italia con allegati i dati censiti da Terna per avvalorarne la causa. Il 2022 potrebbe essere l’ultimo anno del provvedimento nel caso in cui l’Unione europea emanasse una direttiva definitiva, la stessa che nel 1996 ne uniformò l’adozione.

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