Quando internet fa male: capitolo 1 – L’information overload Needfile Team 22/01/2024

Quando internet fa male: capitolo 1 – L’information overload

La tecnologia fa bene fino a quando rimane confinata a strumento capace di fornire servizi pratici ed efficienti. Fuori, diventa una droga.

L’impatto dei dispositivi tecnologici nel giro di una decina di anni è stato devastante, soprattutto con l’evoluzione del cellulare da telefono a oggetto tuttofare, una sorta di coltellino svizzero digitale dei nostri giorni.
Il periodo pandemico ha aumentato la dipendenza da “tastiera” a causa delle restrizioni che hanno portato, per esempio, molte persone a cercare istintivamente informazioni nel web sui sintomi associabili al Covid e tutto questo ha provocato un cervello sovraccarico.
La digitalizzazione di massa ha generato una nuova patologia, l’information overload, provocata dalla facilità di accesso attiva a numerose fonti d’informazioni più o meno attendibili a cui fa da contraltare una ricezione passiva che non permette nè di memorizzarle e nè tantomeno di comprenderle.
La numerosa presenza di fonti d’informazione crea una sorta di “diversità omogeneizzata” o “homogenized diversity” [1], ovvero in due giorni concentriamo una quantità d’informazioni equivalente alla stessa che si acquisirebbe in un arco temporale misurato dalla nascita dell’umanità fino ai primi anni 2000.
L’aspetto più grave di tale problema è l’assenza di qualità nella grande quantità d’informazioni che il cervello si trova ad assimilare di fronte ad un vero e proprio “tsunami” di notizie.
In un’indagine scientifica condotta in Germania [2], il 22,5% del campione di cittadini tedeschi soffre da stress causato da sovraccarico d’informazioni. Ulteriori studi scientifici dimostrano la relazione della information overload a forme di esaurimento nervoso ed altre psicopatologie [3] unita alla mancanza di soddisfazione nello svolgere il proprio lavoro quotidiano [4]. Inoltre tale patologia è in grado di provocare perdite di attenzione, soprattutto quando connesse a disagi ed interruzioni, infine incapacità di prendere delle decisioni.

Esistono dei modelli teorici realizzati per studiare l’information overload dalle cause agli effetti e documentati nella letteratura ad essa dedicata.

In particolare i concetti principali che riguardano tale problema sono la “Teoria del carico cognitivo” (Atkinson R. C., Shiffrin R. M. 1968. “Human memory: a proposed system and its control processes”) e la “Teoria della ricchezza dei media” (Daft R. L., Lengel R. H. 1986, Organizational information requirements, media richness and structural design). La teoria del carico cognitivo suggerisce che la memoria di lavoro umana è limitata a circa sette ± due unità di informazione (Atkinson e Shiffrin, 1968). Di conseguenza, l’information overload si verifica quando la quantità di informazioni supera la memoria di lavoro della persona che le riceve (Graf B., Antoni C. H. The relationship between information characteristics and information overload at the workplace, 2020).

Teoria del carico cognitivo

La teoria del carico cognitivo identifica tre diverse categorie di carico cognitivo: carico cognitivo estraneo, intrinseco e pertinente. Il carico cognitivo estraneo è influenzato dalla progettazione delle informazioni (Sweller, 2005). Il carico cognitivo intrinseco risulta dal contenuto delle informazioni, come la sua complessità. Infine, il carico cognitivo pertinente è il carico cognitivo favorevole, che migliora l’apprendimento, che risulta dall’impegno mirato con le informazioni. Idealmente, questa forma finale di carico cognitivo porta alla costruzione di schemi e modelli mentali (Sweller, 2005).

Teoria della ricchezza dei media

La teoria della ricchezza dei media spiega il malessere causato dall’information overload come conseguenza della eccessiva varietà di tipologie di dispositivi. Uno degli obiettivi dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) è ridurre l’ambiguità delle informazioni (Daft R. L., Lengel R. H. Organizational information requirements, media richness and structural design, 1986). La ricchezza di informazioni, ovvero la quantità d’informazioni che mediamente siamo in grado di acquisire in un dato intervallo di tempo, dovrebbe essere considerata in relazione all’information overload. Oltre all’informazione stessa, anche i diversi canali di comunicazione possono differire nella loro capacità di fornire informazioni. Le conversazioni faccia a faccia sono la forma di comunicazione più ricca di informazioni, mentre le lettere o le e-mail lo sono di meno (Daft e Lengel, 1986; Kauffeld et al., 2016).

La teoria del carico cognitivo fornisce una definizione precisa di information overload

mentre la teoria della ricchezza dei media supporta meglio lo sviluppo di interventi finalizzati alla definizione di terapie “disintossicanti”.
L’argomento è molto più complesso di quanto finora trattato al punto che, per non annoiarne la lettura e la comprensione, ci riserviamo di dedicare in un prossimo articolo le terapie attualmente disponibili e orientate a risolvere i problemi che sono stati riportati in questo articolo.

Fonti bibliografiche:

[1] Bawden and Robinson – The dark side of information: overload, anxiety and other paradoxes and pathologies (2009)

[2] Meyer B., Zill A., Dilba D. (2021). Entspann dich, Deutschland! TK-Stressstudie 2021. Hamburg: Techniker Krankenkasse

[3] Girard J., Allison M. Information anxiety: fact, fable or fallacy (2008); Day A., Paquet S., Scott N., Hambley L. (2012). Perceived information and communication technology (ICT) demands on employee outcomes: the moderating effect of organizational ICT support

[4] Junghanns G., Kersten N. (2020). Informationsüberflutung am Arbeitsplatz: Gesundheitliche Konsequenzen. Zentralblatt für Arbeitsmedizin, Arbeitsschutz und Ergonomie

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