Come leggere l’etichetta: rischio allergeni nell’ethnic-food Needfile Team 03/12/2025

Come leggere l’etichetta: rischio allergeni nell’ethnic-food

Chi non consuma prodotti etnici sulla propria tavola?

Un mercato in forte crescita, anche nel consumo da casa. Vediamo l’apertura di catene etniche come all you can eat orientali assieme ai mini market asiatici.

Etnico più forte del made in Italy?

Sebbene rimanga l’attenzione per la cucina mediterranea e biologica in particolare (+4,8% solo nel primo semestre 2025), nel carrello l’italiano ripone anche noodles (+20%), cous cous (+11%), paella (+9%) e chips messicane (+8,5%), tendenza che ha colpito molte aziende italiane che hanno deciso di puntare alla produzione di prodotti esotici.

Cina, Giappone e India restano le proposte più interessanti e lo si può capire dai tassi di prenotazione nei ristoranti, in costante aumento: +31,8% Cina, +20,8% Giappone, +19,7% India. Anche la cucina messicana rimane appetibile per la preparazione degli aperitivi con un +23,4% per chips e tortillas.

Il 45% delle famiglie sceglie prodotti etnici nelle GDO trovando un’offerta sempre più ampia; tra i più venditi il riso basmati oltre al sushi per 150 milioni di euro che spinge il consumatore a “sedersi fuori casa”. La Generazione Z con il 73% dei giovani under 35 ricerca in questi nuovi sapori un’abitudine quotidiana. Pensiamo all’esplosione giovanile dei Pokè ormai ovunque: il piatto hawaiano che punta a un fatturato di 700 milioni entro il 2026. I motivi che spingono a provare nuovi sapori sono per integrazione culturale (8%), fattore economico (10%), curiosità e sperimentazione (82%). 

La ricerca “Food Control” rivela l’80% di ingredienti non dichiarati nell’etnic-food

Una tendenza che da un lato valorizza giustamente “l’altro mercato”, dall’altro presenta problemi sul lato etichetta. In questo 2025 è stato dichiarato che circa l’80% dei packaging etnici a scaffale presenta ingredienti non dichiarati, anche di origine animale in prodotti vegani.

Etichette poco leggibili, traduzioni mancanti, controlli non sempre regolari che alimentano lo stato di allerta e le segnalazioni e allora ci si chiede: cosa finisce davvero nei nostri carrelli?

Per chi in particolare soffre di intolleranze, l’assenza di informazioni può causare danni alla salute.

La ricerca “Food Control” condotta da FishLab del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa condotta dal prof. Andrea Armani, descrive il problema degli ingredienti mancanti analizzando 62 alimenti venduti tra Lazio e Toscana. Lo studio ha confermato la mancata dichiarazione di allergeni come vongole, ostriche e altri molluschi, o DNA animale tra pollo, pesce e maiale. In un campione con dicitura “solo pollo” risultavano tracce di manzo, cervo e anatra. In altre etichette ingredienti come gamberi o uova non compaiono affatto.

La ricerca, durata 2 anni, finanziata dal Ministero della Salute e in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana “M. Aleandri” (IZSLT) ha avuto obiettivo di sviluppare e far applicare protocolli innovativi basati su tecnologia NGS, il metabarcoding che consentirebbe di identificare in un test unico tutte le specie presenti nel prodotto, anche quelle nascoste e non conformi.

Come quanto espresso da Alice Giusti, ricercatrice del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa:

“I nostri risultati non devono essere letti in chiave repressiva ma come uno strumento di tutela per tutti: per i consumatori, che hanno diritto a informazioni corrette e sicure, e per gli operatori che intendono lavorare nella legalità e distinguersi per trasparenza e qualità. Oltre a offrire nuove garanzie per chi segue diete specifiche, come vegetariani, vegani o persone con esigenze religiose, la ricerca rappresenta un passo avanti fondamentale per contrastare frodi e irregolarità nella filiera alimentare, favorendo al tempo stesso la crescita di un settore in forte espansione anche nel nostro Paese”.

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