Papa Francesco si spegne il 21 aprile 2025 e mentre la Santa Chiesa celebra i funerali davanti a Noi tutti che lo abbiamo tanto amato, ci viene lasciata un’eredità di carne, parola e gesti dettati dal cammino di Francesco d’Assisi, figura a cui lui si è ispirato scegliendone il santo nome.
Il sepolcro deve essere nella terra; semplice, senza particolare decoro e con l’unica iscrizione Franciscus.
«Il mio nome? Lo devo al Santo di Assisi, vorrei una Chiesa povera per i poveri» Papa Francesco «Per questo mi chiamo Francesco”: come Francesco da Assisi, racconta Jorge Mario Bergoglio. Francesco «uomo di povertà, uomo di pace. L’uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato..».
E parlando di Francesco d’Assisi «Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. È il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore».
Cosa si coglie in questo legame così speciale?
Papa Francesco ha scelto di percorrere un cammino semplice, povero e misericordioso nell’incontro verso l’altro. E come l’antica storia fatta di povertà e pellegrinaggio, il Papa per tutto il suo pontificato non si è chiuso dietro le mura della Chiesa ma ha camminato intorno a Noi raccontando il Vangelo; in questi tempi difficili “un’adesione semplice ma esigente al Vangelo di Gesù nella vita di ogni giorno”.
Il legame che intercorre tra Papa Francesco e Francesco d’Assisi è senza dubbio il rapporto tra uomo e natura.
Come un amore profondo e incondizionato, nella fratellanza e carità, San Francesco viene ricordato per il suo intimo rapporto con la natura tanto da essere nominato il “santo patrono degli ecologisti”: la natura come compagno di vita da rispettare e custodire. Nel Cantico delle creature parla agli elementi della natura come “un dono gratuito di Dio, dato ugualmente a tutti” in rispettoso accoglimento: sole e fuoco come “fratelli” e terra “madre” che nutre con i suoi frutti e le sue erbe.

Giotto, Predica agli uccelli, ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, 1290-1295.
Il Papa ha seguito le stesse orme nel mondo contemporaneo parlando delle ingiustizie ambientali e climatiche, sensibilizzando alla pace per proteggere la Terra, vista come un bene comune. Le sue azioni si sono rivolte anche alla lotta per le disuguaglianze e ingiustizie sociali, con un pensiero gentile per i migranti; realtà dolorose e difficili nel lasciare un Paese per adattarsi a un altro.
Papa Francesco invoca lo Spirito Santo parlando di giustizia rivolgendosi ai giovani quali custodi del futuro, e intimando tutti nell’impegno a proteggere e “rinnovare la faccia della Terra”.