Il potere sui corpi. Il potere disciplinare in Michel Foucalt Andrea Castelletto 16/06/2022

Il potere sui corpi. Il potere disciplinare in Michel Foucalt

Nell’articolo precedente avevamo presentato il potere sovrano secondo la lettura proposta dal filosofo Michel Foucault; intendiamo ora concentrare l’attenzione sul tipo di potere che può essere fin da ora descritto come l’antitesi di quello sovrano, ossia il potere disciplinare.

Articolo precedente: Il potere sullo spazio. Il potere sovrano in Michel Foucault

Diffusosi a livello statale a partire dalla seconda metà del XVIII secolo – tenendo sempre presente che le differenze cronologiche possono variare anche notevolmente a seconda dei luoghi presi in esame –, il potere disciplinare non deve essere pensato come una nuova forma di «governamentalità» che abbia scalzato da un giorno all’altro il potere sovrano. Siamo sempre all’interno di processi di lungo periodo, attraversati da trasformazioni che spesso non sono state né immediate né indolori, ma che hanno potuto dar vita a massicci movimenti di protesta o di resistenza. Nel caso specifico del potere disciplinare, la genealogia proposta da Foucault risale fino alle istituzioni monastiche medievali e moderne.

Ma cos’è il potere disciplinare? Come si struttura? Come esercita le sue prerogative? A differenza del potere sovrano, quello disciplinare non si basa su un rapporto asimmetrico fondato sul prelievo di risorse da uno spazio, ma sull’“espugnazione totale […] del corpo, dei gesti, del tempo, del comportamento dell’individuo”. Il potere cessa così di esercitarsi sui luoghi; agisce sugli individui. Si tratta di “una espugnazione che viene esercitata sul corpo e non sul prodotto; […] una espugnazione del tempo nella sua totalità, e non del servizio”. Per dispiegarsi, inoltre, il potere disciplinare non ha bisogno di quelle cerimonie rituali di cui la sovranità necessitava periodicamente per autolegittimarsi; “il potere disciplinare non è discontinuo, ma implica al contrario una procedura di controllo costante”. La disciplina non necessita di un’«anteriorità fondatrice» che la autorizzi a prelevare risorse dai propri territori; il potere disciplinare “guarda in direzione dell’avvenire, verso il momento in cui tutto funzionerà da solo, in cui la sorveglianza potrà essere solamente virtuale, e la disciplina, di conseguenza, sarà diventata abitudine”. Uno strumento che secondo Foucault è imprescindibile per l’esercizio della disciplina è la scrittura. Quest’ultima infatti offre la possibilità “di garantire l’annotazione e la registrazione di tutto ciò che accade, di tutto quel che l’individuo fa e di tutto quello che dice”. Attraverso il ricorso alla scrittura divenne infatti possibile, a partire dalla seconda metà del Settecento, raccogliere, registrare e conservare la maggior parte delle informazioni disponibili su ogni individuo. Le polizie dei diversi paesi europei potevano così conoscere i luoghi in cui qualcuno aveva vissuto, i posti di lavoro che aveva ricoperto, i motivi per cui aveva cambiato mestiere o città. Il potere disciplinare è quindi una forma di potere molto più sottile e penetrante di quella sovrana. Se la prima esercitava la sua forza bruta sotto forma di guerre o punizioni esemplari, la disciplina agisce in modo costante, discreto, fonda la propria forza sulle schede di polizia o sui censimenti, che le permettono di esercitare un potere continuo, infinitesimale, capillare, su tutti gli individui, indipendentemente dal luogo in cui si trovano o dalla mansione che svolgono. Il potere disciplinare è spinto da una volontà di sapere che si traduce in una volontà di vedere: la fine del XVIII secolo è il momento in cui il giurista inglese Jeremy Bentham teorizza il Panopticon. Questo deve rappresentare – nelle volontà del suo ideatore – l’edificio funzionale per eccellenza: esso può essere efficacemente utilizzato come prigione, come scuola, come ospedale, come fabbrica. Ma di cosa si tratta? Il Panopticon è un edificio circolare costituito da celle aperte verso l’interno; al centro dello spazio vuoto rappresentato dal cortile si trova una torre, sulla sommità della quale avrà il suo posto un sorvegliante. Da quella posizione egli potrà contemporaneamente vedere tutto quello che accade in ciascuna cella, nella quale potrà trovarsi una sola persona. Il Panopticon separa la massa in individui isolati collocandoli in luoghi stabiliti (la propria cella) sotto la costante osservazione di un solo sorvegliante capace di controllare centinaia di persone. Il carattere «panottico» del potere disciplinare ci conduce ad un’altra sua importante caratteristica, cioè il fatto che esso prenda di mira i reati prima ancora che vengano commessi. È un potere preventivo, che anziché punire le colpe punta ad impedire che vi siano le condizioni affinché esse possano essere commesse. Se una scuola è costruita sul modello del Panopticon gli studenti non potranno più copiare; le officine non offriranno più occasione per distrazioni collettive o scioperi; nelle prigioni verrà eliminata ogni complicità fra i detenuti; gli ospedali psichiatrici non saranno più sede di agitazioni collettive o di imitazioni reciproche.

“Grazie al sistema del Panopticon risulteranno interamente aboliti tutti quei fenomeni collettivi, quella rete di comunicazioni di gruppo, che vengono percepiti secondo una sorta di schema di integrazione, come effetti tanto del contagio medico quanto della diffusione morale del male. Ci troveremo di fronte a un potere che sarà un potere d’insieme esercitato su tutti, ma che avrà di mira soltanto serie di individui separati gli uni dagli altri. Il potere sarà collettivo al suo centro, ma, nei suoi obiettivi terminali, sarà sempre soltanto individuale”.

Un altro aspetto fondamentale del potere disciplinare che si ricollega all’utilizzo della scrittura, è quella che potremmo chiamare la sua volontà classificatrice. La classificazione botanica e la schedatura dei libri nelle biblioteche offrirono un modello per un nuovo tipo di classificazione, quello degli individui. Un sistema gerarchicamente ordinato all’interno del quale tutti devono avere il proprio posto origina a sua volta, per quanto possa sembrare a prima vista paradossale, figure inclassificabili, che di lì a poco sarebbero state bollate come «anormali».

“Per i sistemi disciplinari […] che classificano, gerarchizzano, sorvegliano, e così via, la battuta d’arresto, che ne provoca il blocco, deriva […] dagli elementi che non possono essere classificati, che sfuggono alla sorveglianza, che non possono entrare nel sistema di distribuzione”.

L’aspetto più importante è che l’anomalia, l’anormalità, nasce nel momento in cui viene codificata una norma: il disertore non esisteva prima della costituzione degli eserciti permanenti dell’età moderna; gli outsiders non esistono prima che gli insiders li abbiano definiti tali. La norma, per esistere e avere un senso, deve codificare non solo se stessa ma anche il suo opposto; si legittima dimostrando di essere la reazione a qualcosa che viene visto come deviante, immorale, pericoloso. Se la norma non codificasse anche i caratteri dell’anormalità non avrebbe scopo di esistere poiché mancherebbero i motivi per codificarla. Ecco quindi che i tipi ideali staranno sempre accanto ai propri anti-tipi: il sano di mente e il folle, l’eterosessuale e l’omosessuale, il cristiano tedesco e l’ebreo tedesco. Secondo Michel Foucault è necessario che in una società disciplinare esistano queste figure residuali, inclassificabili, inassimilabili: grazie alla loro presenza la disciplina farà apparire “sistemi disciplinari supplementari per poter recuperare questi individui”.

“Il potere disciplinare presenta questa duplice proprietà di essere anomizzante, vale a dire di ridurre costantemente ai margini un certo numero di individui, di produrre anomia, di far emergere dell’irriducibilità, e al contempo di essere sempre normalizzatore, di inventare sempre nuovi sistemi di recupero, di ristabilire ogni volta, di nuovo, la regola”.

Se il potere di sovranità si caratterizzava per un’assenza di individui alla sua base, compensata da una situazione diametralmente opposta al vertice, il potere disciplinare presenta la condizione opposta. Esso si fonda sull’individualizzazione delle persone da controllare e sull’anonimato dei controllori. Secondo la geniale intuizione di Foucault:

“Un sistema disciplinare è fatto per funzionare da solo, e colui che ne ha la responsabilità, chi lo dirige, non è tanto un individuo quanto una funzione da lui esercitata, ma che potrebbe allo stesso modo essere svolta da un altro, ciò che non accade mai nel caso della individualizzazione specifica della sovranità”.
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