L’eccidio di Katyn una memoria tradita Andrea Castelletto 13/06/2022

L’eccidio di Katyn una memoria tradita

Il massacro di Katyn è una strage compiuta dall’esercito sovietico nella primavera del 1940.

Più specificamente, la regia e la messa in pratica della strage non vanno attribuite all’Armata Rossa in marcia verso ovest, ma al NKVD, il Commissariato del popolo per gli affari interni, il quale agiva su diretto ordine di Stalin. Predecessore del più noto KGB, l’NKVD interveniva dopo che l’esercito sovietico aveva occupato nuovi territori con lo scopo di «pacificarli». Nei boschi intorno a Katyn – attualmente nella Russia occidentale, non lontano dalla città di Smolensk – trovarono la morte, tra il marzo e l’aprile del 1940, circa 22000 persone. Per la maggior parte, si trattava di alti ufficiali dell’esercito polacco. Katyn rappresentò il tentativo dell’occupante sovietico di eliminare qualunque forma di resistenza da parte dell’ormai ex stato polacco divenuto parte dell’Unione Sovietica. Studiare il massacro di Katyn è importante non solo per i suoi effetti sulla resistenza polacca – che comunque anche di per sé sono estremamente significativi –, ma soprattutto perché quanto svolto dal NKVD nei tranquilli boschi russi sarebbe diventato una sorta di modello per l’operato della polizia segreta sovietica. La strategia adottata a Katyn per debellare la resistenza venne messa in pratica pressoché in tutte le acquisizioni di nuovi territori da parte dell’URSS. Sopraffare ogni forma di resistenza eliminando fisicamente o deportando in Siberia l’intellighenzia locale è stata una pratica che non si è certo limitata al caso polacco. Forse, possiamo ipotizzare che in questo caso si sia arrivati ad un simile massacro a causa della forza acquisita dal nazionalismo nella neonata Polonia (come è noto, una dei figli della Pace di Parigi del 1919). Inoltre, non bisogna dimenticare che il nazionalismo polacco era nato, già nei secoli precedenti, proprio in opposizione al dominio russo, dal quale si sono sempre sentiti oppressi. Ma l’orribile massacro di Katyn non esaurì le sue conseguenze nel 1940, né queste ultime furono limitate alla sola Polonia: la strage degli ufficiali proiettò una lunga ombra, che dai boschi sovietici sarebbe arrivata a Berlino e di qui alle aule del tribunale di Norimberga che ospitavano il processo contro i criminali nazisti. Prima tappa, dunque, Berlino. Quando l’NKVD liquidò i propri prigionieri ebbe la cura di seppellirli in grandi fosse comuni successivamente occultate dall’opera della natura. Tuttavia, nell’aprile 1943 la regione di Katyn cadde sotto il controllo della Wermacht. Il disgelo primaverile e le voci circolanti nei villaggi circostanti fecero riemergere le migliaia di corpi che i sovietici credevano di aver fatto sparire per sempre. La scoperta di un simile massacro perpetrato dai propri nemici ebbe per la propaganda nazista effetti dirompenti. La radio tedesca ebbe gioco facile a trasformare l’eccidio nella prova inconfutabile del male assoluto rappresentato dal comunismo russo. Ma le sorti della seconda guerra mondiale non avrebbero arriso ancora a lungo al Terzo Reich. Eccoci quindi alla seconda tappa, il processo di Norimberga. Durante i dibattimenti del processo ai criminali nazisti, per ripetuta volontà dei delegati sovietici il massacro di Katyn venne incluso fra i crimini di guerra commessi dai nazisti nell’Est Europa. Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, pur sapendo o sospettando che i reali artefici della strage fossero i russi, accettarono di includere Katyn fra i crimini tedeschi, dimostrando ancora una volta quanto fosse scomoda l’alleanza stabilita durante la guerra fra Unione Sovietica e potenze occidentali. Come ha sostenuto lo storico Enzo Traverso,

“[A Norimberga] la spartizione della Polonia nel 1939 fu considerata un «crimine contro la pace» della sola Germania, non dell’URSS, la cui invasione della Finlandia e dei paesi baltici non fu mai evocata. Alcuni cimini di guerra sovietici, come il massacro degli ufficiali polacchi a Katyn, furono attribuiti ai tedeschi, benché la verità su questo tragico episodio fosse perfettamente nota a tutti i protagonisti del processo. A differenza degli Alleati, che avrebbero preferito ignorare questo episodio, i procuratori sovietici – tra i quali si distinguevano alcuni protagonisti dei processi di Mosca del 1936-1938 – insistettero per mettere questa menzogna agli atti del processo”.

Per attribuire alla Germania la colpa di Katyn i giudici sovietici ordinarono proprie analisi forensi sui cadaveri – dai quali i medici nazisti avevano dedotto essere morti approssimativamente nella primavera 1940 – che naturalmente sostenevano l’avvenuto trapasso dopo l’autunno 1941 (quando la regione era sotto controllo tedesco). Oltre al fatto che le fosse vennero effettivamente scoperte dai nazisti nell’estate 1941 (l’Operazione Barbarossa era iniziata il 22 giugno) e che le analisi condotte dai loro medici si sarebbero rivelate corrette, ad invalidare l’accusa sovietica vi era anche il fatto che i polacchi uccisi indossassero divise invernali, dimostrando quindi l’impossibilità che fossero stati uccisi dai tedeschi, che raggiunsero la zona, appunto, in piena estate. Tuttavia, un fatto restava inconfutabile: a Norimberga i sovietici sedevano al banco dei vincitori e dei giudici; i tedeschi a quello dei perdenti e degli imputati. I crimini di guerra, contro l’umanità e contro la pace dovevano essere imputati ai soli tedeschi: Norimberga non era un processo alla seconda guerra mondiale, ma alla Germania hitleriana. Come si sorvolò sui crimini staliniani, così gli Alleati occidentali non dovettero rispondere dei milioni di morti civili provocati dai bombardamenti condotti sulle città nemiche. Il modo in cui venne attribuita la colpa di Katyn è un fatto sintomatico di come il processo di Norimberga sia stato per molti versi un esempio di giustizia dei vincitori. E il fatto che anche fra questi i crimini commessi durante la guerra fossero numerosi e, come nel caso qui preso in esame, di una gravità non minore di quelli che si stavano giudicando, costò non poco alla credibilità dei procuratori alleati.

I polacchi dovettero attendere il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda perché la Russia riconoscesse ufficialmente che i 22000 morti di Katyn erano stati opera del NKVD e non della Wermacht. E siamo così arrivati all’ultima tappa del conflitto di memoria nato fra quelle foreste e risanatosi solo dopo oltre cinquant’anni e diversi processi di attribuzione di colpa. Infatti, fino alla prima metà degli anni Novanta non fu mai sollevata la cortina di silenzi, o peggio di false notizie, calata su quanto avvenuto ai prigionieri di guerra polacchi. Dopo il 1991, oltre alle ammissioni di colpa da parte degli ex dirigenti sovietici, gli storici di tutto il mondo ottennero finalmente la possibilità di accedere agli archivi del NKVD e dell’intero periodo staliniano, portando finalmente alla luce la verità su mandanti ed esecutori di questo crimine. Gli archivi moscoviti, non a caso tenuti fino ad allora gelosamente sotto chiave, contenevano le prove documentali che l’ordine di ammazzare e gettare in fosse comuni circa 22000 ufficiali e alti responsabili dello stato polacco arrivò proprio da Iosif Stalin.

In copertina

foto delle fosse comuni del massacro scoperte in Ucraina

Write a comment
Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito è protetto da reCAPTCHA, ed è soggetto alla Privacy Policy e ai Termini di utilizzo di Google.

Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella cookie policy. Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso, in qualsiasi momento. Puoi acconsentire all’utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante “Accetta”. Chiudendo questa informativa, continui senza accettare. View more
Accetta