La moda del gioco d’azzardo in tempo di guerra Needfile Team 13/05/2022

La moda del gioco d’azzardo in tempo di guerra

Un settore che muove un giro d’affari pericolosamente in forte crescita, dalla pandemia alla guerra.

Quali sono i giochi d’azzardo più diffusi in Italia?

Gratta e Vinci con oltre 8 miliardi di euro di giocate (20,7% del totale su rete fisica) e le varie tipologie di Lotto, 6,2 miliardi di giocate (15,9% del totale su rete fisica). Partendo da questa premessa, tra i giocatori aumentano i problematici quadruplicati negli ultimi 10 anni, dai 100.000 (0,6% dei giocatori) stimati nel 2007 ai 400.000 stimati nel 2017 (2,4% dei giocatori). La quota dei giocatori con profilo “a rischio severo” è in costante aumento dal 2007.

1,3 milioni sono i malati di ludopatia, con una vera e propria diagnosi accertata di dipendenza patologica. Il gioco d’azzardo è la spinta che alimenta l’incertezza e la disperazione delle persone; giocare è una scommessa che offre l’occasione di “evadere dalla realtà”, illudendoci di una “vincita facile” in un periodo di crisi economica o ancor peggio di guerra e aumento del costo della vita.

La crisi economica può avere un grande potere attrattivo in periodi di disgregazione sociale come lo testimonia la storia; nel 1789, il Palais Royal di Parigi divenne il centro d’attrazione turistica europeo con i suoi 180 negozi e caffè, che ospitarono più di cento tipologie di gioco d’azzardo come dadi e carte.. e tutto rigorosamente lecito! Nella Russia di inizio Novecento, il gioco d’azzardo scoppio accanto alla Rivoluzione attraverso circoli, società ed assemblee dando forma alle “case da gioco” anche queste perfettamente legali. Il 2021, secondo i numeri registrati dall’Agenzia per le Dogane e i Monopoli, è stato un anno ricco per il mercato del gioco d’azzardo; solo in Italia un ammontare di 107,5 miliardi di euro in 12 mesi. Poco sotto ai livelli del 2019 con una spesa complessiva di 110,5 miliardi, comunque alta se si considera la crisi pandemica.

Ma ancora più sorprendente è la situazione del 2022, un anno che già nei suoi primi mesi minaccia di superare la spesa del 2019 secondo quanto dichiarano gli analisti di H2 Gambling Capital (azienda che fornisce dati di mercato e servizi di consulenza), tanto che secondo quanto riportato dalla Rete, IBIA e H2 negli ultimi mesi hanno rafforzato la partnership a livello globale sul mercato del gioco d’azzardo. Esiste una giurisdizione ben regolamentata in tutto il mondo e l’accordo include l’accesso all’ampio database di mercato di H2 di circa 2 milioni di punti dati che copre oltre 160 giurisdizioni di gioco in oltre 100 paesi, a partire dagli USA.

David Henwood, Direttore di H2 Gambling Capital, ha dichiarato: “IBIA è in prima linea nella modernizzazione del settore delle scommesse globale e siamo orgogliosi di essere associati all’organizzazione che rappresenta quasi 100 marchi di scommesse internazionali. Il nostro lavoro congiunto per una regolamentazione ottimale del mercato si è rivelato rivoluzionario e l’ulteriore professionalizzazione del settore richiederà dati e analisi di mercato accurati al centro, quindi siamo lieti di essere co-partner con IBIA in questo spazio”.

Un commercio che in quest’era difficile si è trasformato diventando più accessibile, intuitivo e semplice grazie proprio agli strumenti digitali. Parliamo del gioco online: «Oggi si può scommettere su quasi tutto. Durante la pandemia, mentre i casinò e gli ippodromi chiudevano, si poteva scommettere sulle previsioni della sera in tempo reale, o sulle prossime nevicate invernali», scrive l’Atlantic.

La tecnologia ha avvicinato gli appassionati al gioco d’azzardo grazie all’ausilio del telefono: glielo ha messo letteralmente in tasca. «Una volta c’era Las Vegas. Adesso c’è una Las Vegas in ogni telefono», ha scritto Stephen Marche sull’Atlantic. Una svolta che ha influenzato il mercato negli ultimi anni e che, secondo i numeri, aumenta con un enorme giro d’affari e che paradossalmente non rifornisce le tasche dello Stato italiano proprio perché la tassazione dell’online è sensibilmente inferiore rispetto a quella che coinvolge tabaccherie, casinò e altri fornitori specializzati. Un patrimonio d’incassi che per l’Erario è progressivamente sceso al 35% nel 2019, con 11,35 miliardi di euro di tasse dal 2019 ai 7,7 miliardi al 2021.

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