Lo scorso 13 marzo 2024 all’età di 85 anni è scomparso Marcello Gandini uno dei più simbolici designers italiani nel settore automobilistico del secolo scorso. Contemporaneo di Bertone e Giugiaro, Gandini ha ottenuto la notorietà nel corso della sua carriera, anche tra i non appassionati di automobilismo
per aver creato molte delle auto che hanno fatto la storia anche nelle competizioni sportive.
Nato il 26 agosto 1938 a Torino, ha sempre avuto fin da bambino una passione per la meccanica e i motori, nonostante gli studi classici. A cinque anni gli fu regalato un modellino di Cabriolet e la prima scatola di Meccano e da lì è scattata la scintilla per la sua grande passione: le automobili.
Tuttavia la sua carriera da disegnatore è iniziata nell’ambito dell’arredamento di interni; a 25 anni ebbe la possibilità di lavorare per Bertone ma la strada gli venne sbarrata dall’ora responsabile del centro stile della carrozzeria piemontese, ovvero il coetaneo Giorgetto Giugiaro.
Iniziò quindi presso la carrozzeria Marazzi poco dopo la sua fondazione, avvenuta nel 1962, ma la sua presenza durò pochi anni; infatti nel 1965 il desiderio di Gandini viene esaudito con l’assunzione presso la Bertone per rimpiazzare proprio quel Giorgetto Giugiaro che, nel frattempo, era passato alla Ghia.
La collaborazione con Bertone è durata fino al 1979 e in questo periodo esce la vena creativa dell’artista piemontese.
Il suo stile, infatti, si caratterizza per la prevalente presenza di forme morbide e sinuose che si distribuiscono in tutte le sue carrozzerie con alcuni elementi di spigolo che si fanno notare in corrispondenza della parte posteriore mentre la parte anteriore resta un esempio d’avanguardia nell’ambito dell’aerodinamica. Uno degli esemplari più simbolici di questo stile è rappresentato dalla Lamborghini modello P400 meglio noto come Miura, il cui telaio fu presentato per la prima volta al salone di Torino nel 1965 dopo soli 4 mesi di progettazione.
La vettura finale, invece, fu lanciata al salone di Ginevra nel 1966. Altri sono i progetti realizzati per la casa di Sant’Agata Bolognese come il concept Lamborghini Marzal assieme alla Espada oltre che per Alfa Romeo, in particolare il modello Carabo con il quale debuttano le portiere cosiddette “lambo-doors” con la particolare apertura rivolta verso l’alto ispirata alle “ali di gabbiano” introdotte nel 1954 per la prima volta sulla Mercedes 300 SL.

Anni Settanta
Negli anni Settanta lo stile di Gandini cambiò. Le linee tonde diventarono più spigolose, come già si è visto nella Carabo e che furono riportate nella Lamborghini Jarama così come nell’Alfa Romeo Montreal.
Il suo modello più simbolico di quegli anni è stato prodotto per Lancia con la Stratos; linee che ripresero in parte quanto proposto nella Miura, seppur in modo più compatto per così dire, oltre che per il fatto di essere molto bassa di altezza con i suoi 84 cm. Quest’auto ha ottenuto un’enorme popolarità grazie alle vittorie nelle competizione sportive fuoristrada vincendo 5 mondiali rally dal 1973 al 1977.
Nel 1979 Marcello Gandini lasciò la Bertone iniziando a lavorare come freelance realizzando vetture come la seconda generazione della Renault 5 del 1984. Gandini non si limitò ad un restyling, ma riuscì a reinventare l’immagine della RN5 pur lasciandola percettivamente simile. E’ stato il primo remake “percettivo” della storia del car design, in cui
il designer è riuscito a dare una percezione effettiva di evoluzione su un modello esistente.
Anni Ottanta
Nella seconda metà degli anni Ottanta si occupò dello sviluppo dell’erede della Lamborghini Countach (la Diablo), ma dopo un primo progetto molto aggressivo che viene bocciato nel 1987 dalla Chrysler, all’epoca proprietaria della Casa del Toro, ritornò sui suoi passi disegnando insieme al Centro Stile Lamborghini, una vettura dalle linee più morbide e la Diablo va in produzione con la sua firma.

Anni Novanta
Negli anni Novanta Gandini ha collaborato soprattutto con Maserati: sue la Shamal del 1990, la seconda generazione della Ghibli del 1992 e la quarta serie della Quattroporte del 1994. Da segnalare, inoltre, la supercar Cizeta V16T del 1991, basata stilisticamente sul progetto della Lamborghini Diablo bocciato qualche anno prima dai vertici Chrysler.
Negli anni Novanta Gandini propose per Bugatti una linea dalle forme spigolose e cuneiformi per la EB110, una supercar di circa 600CV; tuttavia la sua proposta non venne accolta da Artioli, proprietario di Bugatti in quel periodo, lasciando a Benedini la possibilità di creare un’auto che si allontanasse dagli stilemi tipici di Lamborghini come quelli proposti da Gandini con l’utilizzo di forme più arrotondate per renderla efficace in galleria del vento, e con l’aggiunta del “ferro di cavallo” Bugatti nella calandra con lo spostamento dei proiettori più in alto non rendendoli più a scomparsa, creando così la EB 110 come la conosciamo oggi.
La EB 110 fu la prima vettura ad avere un telaio a vasca monoscocca in fibra di carbonio
(realizzato da Aérospatiale, specialista nel settore aeronautico per la lavorazione del carbonio) diventando di fatto la prima auto stradale della storia ad adottare un telaio in carbonio.
Il 12 gennaio scorso il Politecnico di Torino aveva recentemente conferito a Gandini la laurea Honoris Causa in ingegneria meccanica, un riconoscimento dovuto alla sua grande carriera e al suo impegno che si era concentrato sulla ricerca e sull’innovazione, in particolare con l’obiettivo di reinventare il modo in cui un’automobile viene prodotta, ottenendo da questa continua ricerca una serie di brevetti e invenzioni.
Nel corso della cerimonia Gandini dichiarò:
“Mio padre era un direttore d’orchestra e voleva farmi diventare un pianista. Solo quando è salito a bordo della Lamborghini Miura ha capito che sapevo far suonare altre note: quelle dei motori. Le origini della mia formazione risiedono in una tradizione di famiglia: gli studi umanistici, letterari, classici. Io però mi sono ribellato e ho seguito la mia strada”.
