Quali padovani, desideriamo introdurvi a un microcosmo giottesco ricco di novità per la storia dell’arte dove la pittura, la botanica, l’architettura e la religione si fondono in un unico complesso: la Cappella degli Scrovegni.
Situata nel cuore di Padova lungo Corso Garibaldi, la via che collega la stazione al centro storico, tra i giardini dell’Arena, la Chiesa degli Scrovegni e il Museo Eremitani, questo gioiello Trecentesco è conosciuto in tutto il mondo per la sapienza che Arte e Religione sono riusciti a trasmettere, lasciando una preziosa testimonianza nei secoli.
Intitolata a Santa Maria della Carità, edificata per volere di Enrico Scrovegni nel redimere i peccati del padre Rainaldo, usuraio posto nell’inferno anche da Dante, è stata affrescata da Giotto tra il 1303 e il 1305, oggi un patrimonio artistico dell’Umanità. Dal 1880 passa sotto la direzione del Comune di Padova.
Con uno sguardo “alternativo” ci discostiamo dai libri scolastici seguendo il filone di ricerca della dott.ssa Maria Beatrice Autizi storica e storica dell’arte, autrice di quasi 50 libri dedicati anche all’arte di Giotto e alla Cappella che studia da vent’anni. Come nasce la sua ricerca?
La Cripta e le stelle di Giotto
La meravigliosa scoperta di Maria Beatrice Autizi parte all’interno della Cripta sotterranea posta sotto la Cappella degli Scrovegni da cui si accede da un varco sulla parete nord discendendo una scala in pietra, purtroppo chiusa al pubblico per questioni di sicurezza. Sfoggia nella volta un cielo stellato a 8 punte rosse e blu, stessi motivi rappresentati nella sacrestia e presenti in altre chiese templari, per colore e forma. Alla base un pavimento in cemento sconnesso da dove sgorga costantemente acqua di una falda sottostante, altro richiamo alle chiese dei Templari che, per venerazione mariana, sorgevano sempre su stagni e sorgenti d’acqua.

L’acqua, grazie a una lieve pendenza, sgorga verso il fondo della parete raccolta in un sistema di pompe per il recupero e fuoriuscita. In una nicchia della Cripta è ancora visibile l’antico condotto che serviva a portare l’acqua all’interno.

Grazie alle visite e ricerche precedenti, Maria Beatrice Autizi, di cui parla nel libro “Le stelle di Giotto. Enrico Scrovegni e i Templari”, collega geometrie e colori della Cappella, caratteristici delle chiese templari. Partendo da questa intuizione, scoprirà altri simbolismi che avvicineranno la sua teoria a un legame profondo che collega questo edificio all’ideologia dei Templari, dalla Cripta alla Cappella, come la disposizione delle panche lungo le pareti laterali e la geometria razionale e ben scandita degli ambienti.

Altro punto, l’esposizione rivolta a est, a fronte ingresso in quanto secondo i Templari l’Est è associato alla luce, al sole che sorge e alla rinascita, contrapposto all’Ovest che rappresenta il tramonto e la fine. L’Est era il punto cardinale verso cui i Templari guardavano per il loro scopo principale: la difesa dei Luoghi Santi e la protezione dei pellegrini diretti a Gerusalemme.
Il motto dei Templari “Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam”, riflette la loro dedizione alla gloria di Dio e non alla propria.
Il ciclo di affreschi
La rivoluzione di Giotto è aver rappresentato il ciclo cronologico delle scene come in una pellicola cinematografica che richiede, per scorrerla tutta, “tre volte il giro su di sè”, partendo dal registro alto con le storie di Gioacchino, storie di Maria e le storie di Gesù. È importante sapere che al tempo ogni pittore, per la scelta delle rappresentazioni sacre, era affiancato da una figura ecclesiastica. Non poteva perciò liberamente decidere cosa dipingere. Nel registro inferiore, a sud le Virtù e a nord i Vizi.
Purtroppo per ammirarla nella sua completezza, 15 minuti di visita non basterebbero. È possibile accedere alla cappella prenotando online dal sito dei Musei Eremitani.
Altro simbolo che potrebbe richiamare i Templari, il centauro presente negli affreschi, una figura che rappresenta in veste immaginaria l’unione del guerriero e del monaco che insieme racchiudono la figura ideologica del templare.
Giotto e i nuovi simbolismi introdotti nella pittura
Giotto è stato un innovatore per aver introdotto, per la prima volta nella storia dell’arte:
- Il bacio sulle labbra (storie di Gioacchino)
- Lo stupro (Vizi – Ingiustizia)
- Erbe botaniche con rassomiglianze molto curate anticipando di 90 anni il primo erbolario pubblicato a Londra (piante comuni e da cucina come alloro, menta, corbezzolo, aneto, prezzemolo, camomilla, calendula)


La scelta di rappresentare le piante (alcune anche secche) in un forte verismo è dato dalla devozione di Giotto per San Francesco e il suo Cantico delle Creature. Ricordiamo che Giotto ha affrescato le Storie di San Francesco alla Basilica Superiore di Assisi tra il 1290 e il 1295 (perciò prima di recarsi a Padova) e richiamato nuovamente tra il 1306 e il 1311 per affrescare la volta, il transetto destro e la Cappella della Maddalena della Basilica Inferiore.

Il legame con San Francesco è talmente forte che lo rappresenta tra il pubblico del Giudizio Universale accanto a San Bernardo di Chiaravalle e in secondo piano, e col volto seminascosto, probabilmente Sant’Antonio da Padova. Più a sinistra e in fondo alla fila, anche Dante tra Pietro d’Abano scultore illustre dell’epoca, e lo stesso Giotto che si riconosce per il suo aspetto estetico poco aggraziato, come indicano i documenti dell’epoca.

Perciò la Cappella degli Scrovegni, simbolo dei Templari, non è solo un gioiello medievale ma testimonia un microcosmo di innovazioni per il mondo dell’arte e di valori per la cristianità.
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*copertina e immagini dell’articolo tratte da haltadefinizione.com