Quando i quadri famosi diventano film Needfile Team 29/07/2022

Quando i quadri famosi diventano film

Se anche tu sei un appassionato del cinema forse saprai che registri di tutte le epoche ed età hanno celebrato l’arte rappresentandola in scene dei loro film creando ambientazioni alquanto pittoresche.

Metropolis, Friz Lang (1927) / La torre di Babele, Pieter Bruegel (1563)

Ambientato nella futuristica Metropolis del 2026 (un secolo dopo la realizzazione del film), il regista immagina una città governata da ricchi industriali su grattacieli sovrastanti il sottosuolo abitato dalla massa proletaria. Una linea di confine tra ricchezza e povertà dove vite opposte si intrecciano in storie avvincenti nella lotta per il diritto e la libertà. Nel film una donna di nome Maria racconta la storia della torre di Babele spiegando come la torre, costruita dagli schiavi ricordi Metropolis, edificata dai proletari per farci vivere i ricchi. Un film che ha ispirato pellicole di fantascienza come In Time, Blade Runner, Star Wars. Ma ce ne vengono in mente altri che richiamano saghe fantascientifiche sulle fazioni: Hunger Games e Divergent.

È nata una stella, George Cukor (1955) / Ballerine che si allacciano le scarpe, Edgar Degas (1883)

Secondo film dei quattro proposti (l’ultimo con Lady Gaga e Bradley Cooper), riporta nella scena le pose delle famose ballerine di Degas. Artista appassionato di teatro, spesso visitava i momenti di prova potendo ritrattarle, esercitandosi sulle anatomie e le espressività dei corpi con tecniche disegnative sempre diverse.

Brama di vivere, Vincente Minnelli (1956) / Il caffè di notte, Vincent van Gogh (1888)

Vincitore di un premio Oscar e Golden Globe, Minnelli elogia nel suo film la sala di un caffè notturno di Van Gogh con lo stesso tavolo da biliardo posto al centro della stanza. Erano gli anni di Arles, un periodo di continue crisi nervose a ricoveri ospedalieri per l’artista, luoghi che lo rasserenavano grazie alla presenza di amici come Gauguin e la proprietaria del locale Madame Ginoux.

Arancia meccanica, Stanley Kubrick (1971) / La ronda dei carcerati, Vincent Van Gogh (1890)

Storico film rivoluzionario in cui Kubrick sceglie di celebrare la scena dei prigionieri con un quadro di Van Gogh, offrendo un’atmosfera estremamente introspettiva dove si percepisce silenzio e solitudine nonostante la vicinanza dei corpi.

Spiccioli dal cielo, Herbert Ross (1981) / I nottambuli, Edward Hopper (1942)

Un momento di vita immortalata, emblema della solitudine della metropoli contemporanea. In una notte fonda persone ordinarie si incontrato ma restando ognuna immersa nei propri pensieri in uno stato di perenne attesa, vittime dell’insonnia e dell’incomunicabilità.

Forrest Gump, Robert Zemeckis (1994) / Il mondo di Cristina, Andrew Wyeth (1948)

Vincitore di 5 premi Oscar e 3 Golden Globe, Tom Hanks recita la parte di un giovane Forrest, un uomo apparentemente semplice ma che sa trasmettere ironia e coraggio, tra vittorie e fallimenti, fino alla guerra in Vietnam. Un racconto dai contorni drammatici che reinterpreta i colori cupi e scarni dell’animo umano di Andrew Wyeth.

Il quinto elemento, Luc Besson (1997) / Frida Kahlo, La colonna rotta (1944)

Film straordinario, un vero salto nel futuro per gli anni Novanta con macchine volanti e grattacieli sospesi nel vuoto. Luc Besson idea con grande cura gli abiti di scena come le “bende” che la protagonista indossa durante da sua fuga dalla corporazione; un momento di profondo disagio e spaesamento in un mondo nuovo e sconosciuto, sentimenti accomunati da Frida dopo il suo incidente combattendo per la sua salute.

The Truman Show, Peter Weir (1998) / Architettura al chiaro di luna, René Magritte (1956)

“Casomai non vi rivedessi buon pomeriggio buona sera e buona notte.” Il momento finale del film, la famosa scena della scala che Truman scopre dopo aver affrontare una tempesta: un passaggio come via d’uscita dallo Show e l’inizio della vita reale.  Truman show è infondo un inno alla vita, ci rende consapevoli di come la routine possa nel tempo bloccarci facendo emergere tutte le nostre insicurezze. Per inseguire i propri sogni è necessario uscire dalla zona di comfort e fare esperienza del mondo.

Sexy Beast, Jonathan Glazer (2001) / Sulla città, Marc Chagall (1918)

“L’amor leggero” ora reso reale nel film riprende i due coniugi Marc e Bella, sospesi in aria, stretti in un gesto libero e istintivo.

Il labirinto del fauno, Guillermo del Toro (2005) / Saturno che divora i suoi figli, Francisco de Goya (1819-1823)

«Violenza che diventa pura energia del male» come definisce Vittorio Sgarbi l’opera di Goya. Una scena terrificante ripresa anche nella storia cinematografica dove, tra le prove che la protagonista dovrà superare per raggiungere il suo luogo incantato, c’è anche un mostro che si nutre di bambini.

Avatar, de James Cameron (2009) / Isole galleggianti, Roger Dean (1993)

Conosciuto come designer inglese, Dean è famoso per i suoi paesaggi fantasy esotici vendendo 150 milioni di copie in tutto il mondo. Nel 2013, Dean accusò il registra James Cameron di aver plagiato 14 delle sue immagini originali per il film Avatar, trascinando la troupe al tribunale distrettuale degli Stati Uniti di New York. Dean chiese 50 milioni di dollari come risarcimento e, sebbene fu ammessa l’influenza delle opere nella realizzazione del film, il caso fu poi archiviato nel 2014.

Shutter Island, Martin Scorsese (2010) / Il bacio, Gustav Klimt (1908)

Una pellicola dai continui colpi di scena, interpretata da Leonardo di Caprio. Il bacio di Klimt è stato scelto per rappresentare il momento in cui l’attore si avvinghia alla bella Michelle Williams, un momento ricco di passione e sofferenza.

Shirley: visioni della realtà, Gustav Deutsch (2013) / New York Movie, Edward Hopper (1939)

Un magnifico paradosso tra i colori brillanti e sentimenti spenti, come se un obiettivo fotografico riprendesse di nascosto le verità di un’epoca. Un po’ come il linguaggio artistico di Hopper intrappolato anche lui in questo fotogramma.

Joker, Tod Phillips (2019) / Autoritratto di Egon Schiele (1910-1911)

Film che si aggiudica il Leone d’oro al 76° festival del cinema di Venezia, assiema al Golden Globe e due Oscar. Joaquin Phoenix (acclamato attore de “Il Gladiatore”) interpreta un personaggio ribelle e depresso con un raro disturbo che gli provoca risate. Tenta di guadagnarsi da vivere come clown ma viene prontamente deriso da Gotham City, fallimenti che susciteranno in lui un desiderio di vendetta. Troverà nel sangue il suo riscatto. Schiele altro genio incompreso, è stato etichettato dalla società come figura drammatica e ambigua per le sue “ossessioni”, e per questo spesso emarginato. I suoi lavori, noti per l’intensità espressiva e l’introspezione psicologica, nella serie degli Autoritratti ricordano alcune pose contorte di Joker.

*immagini tratte da libreriamo e keblog.

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