La solitudine del leader e il processo programmatico Needfile Team 06/10/2022

La solitudine del leader e il processo programmatico

“E’ molto meglio compiere il proprio dovere,

anche se in modo imperfetto, che compiere

perfettamente quello altrui. Meglio fallire

nel compimento del proprio dovere che

impegnarsi nel dovere degli altri, perché

seguire il dovere prescritto per gli altri è rischioso.”

M. Ferrini

Molto spesso le idee quanto le imprese falliscono perchè non si sa dove andare. Quando a capo esercita un individuo passivo o non consapevole dei suoi limiti, ogni sforzo rimane effimero. Se invece ci si colloca in una posizione consona, si raggiungerà il successo personale quanto quello collettivo. Ebbene sì, perché essere leader vuol dire porsi responsabilmente davanti a una situazione e guidare i collaboratori delegando ruoli e mansioni. Una posizione, in una gerarchia piramidale, che comporta necessariamente una giusta concentrazione e perciò un distacco. Le decisioni che ogni giorno il leader dovrà prendere comporteranno un isolamento e un travaglio interiore; le decisioni più importanti richiedono considerazioni che possono essere apprese solamente nella solitudine. Ma un vero leader coglierà quel momento come uno stimolo di crescita e sperimentazione di sé, un rifugio dove fare crescere il proprio spirito.

Ma non sempre un leader agisce nell’interesse collettivo. I leader tradiscono la fiducia dei collaboratori sfruttando e strumentalizzando la loro posizione di ruolo. Dove regnava in culture passate un sistema di reciprocità e di rispetto comune, oggi la cultura materialista ha corrotto le menti in uno psichismo negativo dove ci si pone di fronte al mondo con un atteggiamento negativo perdendo l’occasione di valorizzare il potenziale dell’altro, privando noi stessi di una crescita. Di conseguenza, agire in modo egoistico, alimentando la propria fama, potere e possesso creano una competitività verbale e fisica, producendo insoddisfazione, desolazione e disperazione. Lotte spietate per il raggiungimento di posizioni dominanti, tra lusinghe e continue tentazioni. Non si comprende che danneggiando gli altri, danneggiamo noi stessi perdendo l’occasione di cogliere un po’ della loro ricchezza.

Per creare una leadership di successo occorre definire un obiettivo comune e poi studiare la migliore programmazione. La programmazione potrebbe essere definita la prima tappa – e determinante  – del percorso imprenditoriale e poi strutturata in:

  • Obiettivo
  • Teatro dell’azione
  • Regole del gioco
  • Strumenti di cui servirsi
  • Il modo di cui servirsi

Il motore del successo è “l’impostazione” che crea un giusto ordine di processo che fa muovere gli attori. Quando manca la giusta impostazione si sprecano energie, si crea malumore, agitazione, insicurezza, incostanza nel lavoro causando errori su errori. Dagli errori nascono i contrasti e dai contrasti i conflitti che causano sofferenza sul piano personale.

Il fallimento professionale quanto economico, suscita perdita di gioia e vigore, e perciò un allontanamento del percorso. L’obiettivo invece è raggiungibile quando si lavora con senso etico ed intelligenza e in cui si crea un percorso straordinariamente favorevole dove anche un possibile cambiamento non viene più interpretato con un ostacolo, ma un’opportunità più vicina alla destinazione.

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