Anna Frank e il diario della memoria Sara Cifarelli 20/07/2022

Anna Frank e il diario della memoria

Cara Kitty.. è un po’ umida e sghemba questa stanza ma probabilmente il nascondiglio più confortevole di tutta Amsterdam, anzi di tutta l’Olanda. Papà ha ragione siamo molto fortunati..

Tra le tante memorie riportate nel suo diario regalatole per il suo 13° compleanno, Anna Frank raccontò quegli attimi di silenzio e paura all’interno del nascondiglio al n.263 di Prinsengracht. Affidò i suoi pensieri a un diario, pubblicato dal padre dopo la sua morte e unico superstite della famiglia.

Il diario di Anna Frank è stato tradotto in 70 lingue con oltre 75 milioni di copie vendute, rientrando tra i 100 libri più letti nel mondo.

Emozioni e riflessioni affidate al nero inchiostro della sua penna e lasciando libero sfogo alla sua passione per la scrittura, Anna si rivolge alla “cara Kitty”, un’amica di fantasia a cui confida angosce e momenti di solitudine durante convivenza forzata assieme a famigliari ed esterni.

Bambina ebrea, sola e incompresa visse in un nascondiglio segreto per sfuggire ai nazisti. Il padre Otto Frank fu ufficiale dell’esercito tedesco durante la prima guerra mondiale per poi trasferirsi ad Amsterdam per avviare un’attività imprenditoriale, scelta dovuta alla caduta di Francoforte nel ’33 per mano dei tedeschi. Era deciso ad avviare un’impresa produttiva di pectina per le marmellate, erbe aromatiche e spezie per le carni, sperando in un futuro migliore. Nel maggio del ‘40 però i nazisti occuparono anche l’Olanda deportando gli ebrei nei campi di Auschwitz e Sobibor.

Dall’aprile del ‘42 Otto con l’aiuto dei colleghi, riuscì a ricavare un “alloggio” segreto sul retro dell’edificio dell’azienda al n.263 di Prinsengracht, attraverso un passaggio nascosto dietro a una libreria. Presto chiesero asilo altri 4 conoscenti, i Van Dann e il dentista Dussel, e per due anni vissero tutti in uno spazio misurato, in una convivenza forzata. Sopravvissero abbastanza serenamente per lungo tempo grazie all’aiuto di amici ed ex colleghi di Otto che portarono loro regolarmente beni di prima necessità come Miep Gies (dipendente della ditta e cara amica di famiglia), colei che conservò con cura il diario per poi restituirlo al padre alla fine della guerra.

Sono grata di essere riuscita a salvare il diario di Anna. Quando l’ho trovato sparpagliato sul pavimento, l’ho rubato. Ho deciso di portarlo via per restituirlo ad Anna quando lei sarebbe tornata. Perchè queste persone meravigliose hanno dovuto affrontare un destino così crudele? Li ho amati e ammirati talmente tanto. Per più di due anni sono stati costretti a vivere in otto in un piccolo luogo. Avevano poco cibo e non sono usciti, nemmeno per un giorno, quando in soffitta arrivò la paura ogni ora del giorno e della notte. Loro sono stati veri eroi – intervista a Miep Gies in ricordo.

Sempre col rischio di essere scoperti, per tutto il tempo i clandestini dovevano fare il massimo silenzio. Chi stanava un ebreo guadagnava denaro (fino a una settimana di paga e a quel periodo la disoccupazione era diffusa), e chi ometteva informazioni pagava con la vita. Tradire e riportare informazioni ai nazisti era una prassi al tempo dovuta alla paura diffusa, al guadagno facile o nella ricerca di privilegi. A pochi mesi dalla fine della guerra in seguito a una soffiata anonima, il 4 agosto 1944 alle 10 del mattino la Gestapo entrò nell’alloggio arrestando gli 8 clandestini e i 2 soccorritori. Furono tutti deportati nei campi di concentramento:

  • Edith la madre morì nel gennaio 1945 ad Auschwitz provata dalla separazione dalle figlie Anna e Margot.
  • Hermann Van Dann morì nel novembre 1944 ad Auschwitz il primo giorno nelle camere a gas e il figlio Peter nel maggio 1945 a Mauthausen pochi giorni prima della liberazione.
  • Petronella Van Dann morì nell’aprile 1945 durante il trasferimento al campo di Theresienstadt
  • Albert Dussel il dentista morì nel dicembre 1944 a Neuengamme.
  • Margot e Anna morirono di tifo a Bergen Belsen nel marzo 1945. Anna aveva solo 16 anni.

Come è avvenuta la soffiata?

Dalle ipotesi risulta che frequentemente si sentissero rumori dall’alloggio tra canti, discussioni o urla notturne (forse proprio di Anna che aveva continuamente incubi). I sospettati erano tre: Williem van Maaren il magazziniere che abitava due piani sotto; Alina moglie di un dipendente dell’azienda che svelò l’informazione alla datrice di lavoro come sua donna delle pulizie; Martin Coiter conosciuto braccatore di ebrei durante il nazismo.

L’ Anne Frank House

L’alloggio segreto è oggi una casa-museo aperto al pubblico con stanze completamente restaurate. Luogo visitatissimo, è consigliabile la prenotazione dal sito ufficiale. Il museo venne aperto al pubblico il 3 maggio del ‘60 ad intervalli di chiusure-aperture a causa delle numerose ristrutturazioni fino all’apertura definitiva del ’99, inaugurazione a cui partecipò la Regina Beatrice dei Paesi Bassi. All’interno l’atmosfera sospesa e silenziosa ferma il tempo riportandoci ai dolorosi attimi vissuti dalla bambina accanto alla famiglia. In esposizione il diario, diverse citazioni, documenti storici e scatti fotografici di dive che Anna si divertiva ad appendere in camera anche se il suo più grande sogno sarebbe stato diventare una scrittrice.

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