A cosa ci riferiamo con il termine “etichetta volontaria”? Si tratta di una forma opzionale riportata sul prodotto o packaging col fine di rendere il prodotto più comprensibile. Ci riferiamo al settore alimentare, beni di consumo e imballaggi.
Esempi includono Ecolabel UE come indicazione ecologica (ma non biologica!) nella volontà da parte dell’azienda produttrice di ridurre l’impatto ambientale, o altre che segnalano estensioni di garanzia legale promosse dalla Direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori nel favorire la riparabilità, o ancora le più diffuse in ambito alimentare su suolo italiano Nutrinform Battery e francese Nutri-score.
Le indicazioni opzionali in etichetta offrono la possibilità ai Brand di proporre da un lato vantaggi che li possono rendere competitivi sul mercato, e dall’altro trasmettere maggiore trasparenza aiutando il consumatore a capire che genere di prodotto/servizio sta acquistando.
I valori opzionali non sostituiscono la tabella nutrizionale che deve essere sempre riportata per legge.
Prodotti di consumo:
ETICHETTATURA NUTRIZIONALE VOLONTARIA che riporta la garanzia gratuita che segnala la garanzia gratuita di minimo 2 anni obbligatori.
Imballaggi:
ETICHETTATURA AMBIENTALE VOLONTARIA che indica le linee guida per rendere più chiare e corrette le informazioni sulle prestazioni ambientali.
Alimenti:
ETICHETTATURA NUTRIZIONALE VOLONTARIA può riportare claim nutrizionali e salutistici, come da regolamento 1924/2006 che stabilisce le norme per l’uso dei claims sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute. Esempi sono “light” “fonte di..” “senza zuccheri aggiunti” che devono essere veritieri e trasparenti.
Senza zuccheri aggiunti significa che il prodotto a base di frutta ad esempio, deve essere privo di saccarosio (lo zucchero comune) o di altri dolcificanti come succo d’uva, mela o sciroppo di riso o malto di mais. Perciò se tra i valori nutrizionali troviamo un’alta percentuale di zucchero, si riferisce agli zuccheri naturalmente contenuti nella frutta.
Le etichette già citate Nutrinform Battery e Nutri-score sono due tipologie di etichetta nutrizionale volontaria molto diverse graficamente.
Nutrinform Battery

Ideata in Italia, a forma di batteria in colore blu, aiuta il cittadino a fare scelte più salutari che sceglie di attenersi più fedelmente ai valori nutrizionali giornalieri consigliati. La batteria, divisa in 5 sezioni, indica la quantità massima da non superare di quel nutriente che può essere assunto dall’adulto nell’arco delle 24 ore.
Nutri-score

Nata in Francia e diffusa anche in Belgio e Germania, l’etichetta a semaforo che indica il fabbisogno su 100gr/ml di prodotto per la stessa categoria di prodotto.
Secondo l’AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Italiana, il timore è che l’etichetta Nutri-Score, così come i punteggi e i giudizi forniti dall’app Yuka, siano “erroneamente percepiti come valutazioni assolute sulla salubrità di un determinato prodotto, indipendentemente dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e frequenza di assunzione all’interno di una dieta varia ed equilibrata e in assenza di adeguate avvertenze”.
I colori possono essere, secondo alcuni, fuorvianti nella scelta d’acquisto perchè un Rosso-E non è necessariamente dannoso per la salute (altrimenti il prodotto non sarebbe idoneo alla vendita!) valore calcolato su algoritmo specifico per 100gr/ml di prodotto; infatti l’AGCM ha espresso preoccupazione per il fatto che il calcolo del Nutri-Score sia legato esclusivamente a questa dose “senza tener conto che ci sono alimenti che di solito non vengono consumati in quantità dello stesso ordine di grandezza”.

Serge Hercberg epidemiologo e nutrizionista francese, celebre soprattutto per aver guidato il team che ha ideato il Nutri-Score ha sottolineato che:
“Il Nutri-Score non è un’etichetta, ma uno strumento di salute pubblica che fornisce ai consumatori dati nutrizionali per migliorare le loro scelte. Gli operatori del settore stanno criticando il Nutri-Score sulla base di fattori economici. Ma stanno dimenticando il ruolo della letteratura scientifica, che valuta l’impatto su obesità, tumori e infarti di prodotti che contengono troppi grassi, zuccheri o sale. Inoltre, è importante ricordare che la valutazione Nutri-Score non equivale a un divieto. Ciò non significa che gli alimenti con il punteggio più basso (C- D- E) non dovrebbero mai essere mangiati. Ma serve a ricordare che dovrebbero essere consumati meno frequentemente, per esempio. ”
Non sempre però le etichette opzionali risultano di facile lettura, poichè per essere “lette” correttamente devono essere comprese dal consumatore. E questo può valere banalmente per le interpretazioni di quei simboli che richiamano il Green come VeganOK o Ecolabel che sembrano indicare un prodotto con certificazione biologica ma in realtà non lo è se manca il simbolo istituzionale (immagine al centro).

Bisogna educare i cittadini al saper riconoscere e differenziare i simboli, per un consumo più consapevole.
“Il dibattito sulle diverse opzioni di etichettatura degli alimenti è in corso da alcuni anni e confermiamo che i sistemi ispirati ai semafori, e in particolare il Nutriscore francese, non sono appropriati perché non forniscono informazioni accurate, ma piuttosto condizionano i consumatori al momento dell’acquisto in modo superficiale e poco approfondito. È proprio per questo motivo che abbiamo avviato la discussione sul sistema italiano Nutrinform Battery, che riteniamo spieghi in modo più dettagliato e trasparente il reale apporto di nutrienti di ogni porzione di cibo che mangiamo” come quanto espresso da Paolo De Castro membro della Commissione per l’agricoltura del Parlamento Europeo nel 2023.

