Un padovano, Francesco Bettella aggiudica all’Italia il primo bronzo paralimpico di Tokyo.
THE LAST DANCE
“Ci siamo, ora si può dire. Manca un mese alla partenza di questa nuova avventura. Tokyo 2020, la mia terza Paralimpiade, probabilmente l’ultima ma chi può dirlo, che voglio vivere però davvero come se fosse l’ultimo ballo. Quello più sentito, più intenso e più intimo, con una canzone che ti mette i brividi e ti fa brillare gli occhi dall’emozione. Un ballo che voglio dedicare a me, solo a me. Perché gli ultimi tre anni sono stati molto difficili, sportivamente, fisicamente, psicologicamente ed emotivamente. Con pochi alti e molti bassi, diversi sono stati i momenti in cui ho avuto la tentazione di mollare e chiudere tutto e mettere termine a una carriera che mi ha regalato tutto quello che potevo sognare. E invece non so dove e non so come, sono riuscito a trovare la spinta per superare tutto questo e regalarmi questo ultimo ballo. Al di là della pandemia, che invece mi ha permesso di avere un jolly che voglio giocarmi nel miglior modo possibile. Voglio ballare questa ultima danza al massimo delle mie capacità, avendo l’ambizione di raggiungere il massimo del raggiungibile, senza paura. Lo devo a me, perché ho lottato tanto per avere quest’ultimo ballo. Che ha due date cerchiate sul calendario: 25 agosto e 2 settembre. Ci sarà tempo dopo per nuovi progetti, nuove strade, nuove sfide, nuove avventure. Ora voglio solo ballare” racconta Francesco Bettella in facebook pensando alla gara.
LET’S GET READY TO RUMBLE!
“Ho sofferto tanto” dichiara l’ingegnere Francesco Bettella che ottiene il bronzo nei 100 metri dorso S1 maschile, corsia n.3. Grazie a questo traguardo, arriva la prima medaglia per l’Italia alle Paralimpiadi di Tokyo. Medaglia d’oro all’israeliano Iyad Shalabi, argento all’ucraino Anton Kol. Un anno speciale quello di Tokyo, posticipato a causa della pandemia, un nuotatore italiano di Padova classe ’89 che ha già ottenuto gli argenti di Rio 2016 sui 50 e 100 dorso S1. Sportivo tetraplegico, è tesserato all’Associazione Sportiva Civitas Vitae Sport Education di Padova lavorando come ingegnere meccanico. Una passione che si divide tra sport e università, oltrepassando le barriere della disabilità dove vince la passione e la costanza.
La città di Padova che in quest’anno 2021 ha ottenuto il titolo “patrimonio mondiale UNESCO” per il ciclo di affreschi del Trecento conservati in otto diversi complessi monumentali, primeggia anche nello sport.
Un interesse per il nuoto, quello di Francesco, che ha sviluppato grazie ai consigli del padre e del fisioterapista dall’età di 4 anni nel combattere la malattia, una neuropatia assonale genetica. Ha cominciato l’attività agonistica a 14 anni debuttando il nazionale a 20. Il percorso universitario in meccanica dei fluidi lo ha guidato nel modificare la sua nuotata, laureandosi infine con una tesi sul rugby in carrozzina.
“Mi divido tra la piscina e l’università – racconta Francesco dopo la gara – è un grande motivo di orgoglio per me far parte dell’università di Padova. Ho la possibilità di lavorare in un ambito che può dare aiuto ad altre persone con disabilità come me”.
Un grazie a questi atleti e alle loro storie, che ci dimostrano con le azioni quanto il duro lavoro riesca a volte a far realizzare le aspirazioni più grandi!
*immagini presenti in Agi, Finp e Università di Padova.
