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Nel leccino, una specie di ulivo non autoctona ma di origine Toscana, i vasi xylemici sono più larghi, quindi un patogeno che l’aggredisce ci mette molto più tempo a danneggiare la pianta in modo irreversibile.
Quando la pianta cresce su un terreno stanco, ovvero che biologicamente non ha più niente da dire, in questo caso non può che crescere in modo problematico.
Il limite minimo che un terreno deve avere per una proficua resa è del 4% di sostanza organica; nel Salento tale resa attualmente si pesa allo 0,8%, una percentuale che indica un livello prossimo a quello della desertificazione.
Il risanamento del terreno è di medio-lungo respiro e gli interventi hanno un costo di decine di milioni di euro. La pianta non deve essere resiliente all’agente patogeno.
La teoria per cui bisogna abbattere dove si diffonde il batterio è stata messa in discussione
da un ulteriore studio secondo il quale l’infezione per mezzo del batterio non viene causata dalla trasmissione dello stesso a partire dal suolo ma da un insetto denominato “sputacchina” che, spostandosi da una pianta all’altra per procurarsi i nutrienti necessari alla propria esistenza, inietta anche il patogeno della Xylella.
Nella zona di Ostuni le piante non sono più soggette ad ordine di abbattimento ma la Regione Puglia ha continuato a portare avanti tale protocollo rispetto al quale molte associazioni si sono opposte e, grazie alle quali, è stato possibile attenuare questi episodi.
A tal proposito e a seguito di questa opposizione, il TAR di Bari ha fermato questo processo di eradicazione delle piante di ulivo.
La Xylella non pone fine alla vita di un albero ed è stato dimostrato che un albero posto su di un suolo curato può resistere all’infezione.

Nella zona di Alberobello, invece, il TAR non ha bloccato l’abbattimento delle piante perché si tratta di un territorio che non rientra in una checklist di specie non abbattibili e, quindi, deve essere applicata la disposizione comunitaria che impone l’abbattimento delle piante entro un raggio di 5km come misura di contenimento dell’infezione.
Secondo i ricercatori di Foggia che hanno trattato gli ulivi infetti con diversi composti bioattivi, hanno riscontrato dopo una potatura importante, una nuova crescita di rami con foglie asintomatiche nei primi cinque mesi. Sono state inoltre registrate notevoli raccolte di olive di questi alberi. Secondo gli ultimi studi 2024 in collaborazione tra il gruppo CREA di Roma e l’Università di Foggia, la percentuale di piante infette e scesa nettamente dall’oltre 69% a poco più del 3%.
E’ possibile individuale la Xylella dal fenomeno del disseccamento
degli ulivi presenti principalmente nel Salento, sud della Puglia. Ma potrebbe non essere uno degli agenti causali; si ipotizza anche il cambio del clima che ha reso più aggressivi e resistenti i funghi patogeni come il Neofusicoccum mediterraneum già presente negli areali colpiti dal batterio.
L’attività di sorveglianza svolta in questi dieci anni col nuovo studio A decade of monitoring surveys for Xylella fastidiosa subsp. pauca in olive groves in Apulia (Italy) reveals a low incidence of the bacterium in the demarcated areas ha dimostrato dai dati raccolti che l’incidenza della Xylella fastidiosa nelle zone di “contenimento”(ultima porzione di terreno infetta) e “cuscinetto”(prima fascia di terra indenne) è molto bassa stabilita dalle ultime tre campagne dal 2020-21 al 2022-23 con batterio rilevato in un tasso tra lo 0,06% al 0,70% sulle campionature.

Anche lo studio di Scortichini e Ciervo nel Journal of Phytopathology dichiarano una riduzione netta dei sintomi di disseccamento di anno in anno come quanto riportato: 1. monitoraggio 2014-2015 al 69,56%, 2. monitoraggio 2016-2017 al 22,56% 3. monitoraggio 2017-2018 al 20,58%. Dal 2020 ad oggi, il batterio ha continuato a muoversi fino a raggiungere i comuni di Alberobello e Monopoli motivo per cui, in queste zone, le piante devono essere abbattute.
Le piante con Xylella si possono curare nonostante l’informazione di massa abbia diffuso la notizia che questo batterio non è curabile
e che l’unica soluzione rimane l’eliminazione delle stesse. Occorre avere la consapevolezza che la diffusione del patogeno è dovuta ad una serie di concause per cui vengono autorizzati degli interventi di tipo preventivo così come autorizzare interventi tecnologici di mitigazione del rischio con i biostimolanti microbici.
I produttori dei paesi mediterranei non comprendono che questa è la strada da percorrere anche per abbassare l’uso di pesticidi ed aumentare la fertilità del terreno stesso così come aumenta la resilienza della pianta, ovvero la capacità della stessa di adattarsi ad attacchi di altri patogeni senza che questi la danneggino.
Bisogna fare in modo che l’agricoltore usi questi prodotti, i biostimolanti. In questo modo l’infezione si limita ad aggredire il legno e quindi a “scalfire” solo esternamente la pianta purché vengano prese le giuste misure.
Nella ricerca condotta nel 2016 e sopracitata, gli esperti di salute dello stesso ente europeo hanno valutato studi eseguiti in Puglia da due gruppi – uno dell’Università di Foggia e l’altro del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) di Caserta – e hanno anche esaminato trattamenti utilizzati altrove per controllare le infezioni batteriche in piante come l’olivo, gli agrumi, il melo, il pero e la vite.

Il gruppo del CREA riporta risultati positivi dopo l’utilizzo di un prodotto commerciale contenente zinco, rame e acido citrico
tutte le piante trattate sono sopravvissute all’estate del 2015 e all’inverno successivo. Queste sperimentazioni condotte per più stagioni hanno fornito informazioni affidabili sulla loro efficacia a lungo termine a dimostrazione che, seppur non eliminabile, con la Xylella le piante di ulivo possono convivere e la nostra produzione di olio Made In Italy non ne risente rimanendo ancora la più ricercata al di fuori dei confini nazionali.
Di primaria importanza riuscire a curare al fine di preservare gli ulivi storici
poiché con le nuove generazioni potrebbe cambiare il sapore dei prodotti di consumo con un’inevitabile perdita della qualità ricercata. Una soluzione indicata nell’articolo Estimating the epidemiology of emerging Xylella fastidiosa outbreaks in olives, pubblicato nel 2020 da Plant Pathology propone di togliere la norma che impone di estirpare piante che circondano un ulivo malato attorno a un raggio di 50 metri. Questa azione contribuirebbe a salvare molti alberi anche monumentali, preservando l’unicità della specie.
