Tanti nel mondo apprezzano (e invidiano) quanto il nostro “Bel Paese” propone per la sua storia, i suoi paesaggi e la sua creatività umanistica e tecnica.
In tanti vorrebbero avere il nostro “Made in Italy”; ma cos’è?
E’ difficile dare una definizione esatta di cosa sia; sicuramente è un marchio che ci identifica al di fuori dei confini nazionali e che, in Italia, usiamo senza la reale consapevolezza dell’ “essere italiani”. Nel gergo comune usiamo queste tre parole per dare la giusta importanza a quanto la nostra “italianità” è capace di fare, dimenticando che “Prodotto in Italia” ci da molta più personalità rispetto ad un neologismo anglosassone che serve più ad etichettarci che ad identificarci.
All’Italia cosa può mai mancare? Direi nulla dal momento che gli altri popoli da sempre tentano di imparare il nostro stile emulandolo.
I nostri marchi più prestigiosi nella moda e nell’arredamento sono italiani, per non parlare dei suoi monumenti e della sua arte plurisecolare che nessun’altro al di fuori dei nostri confini nazionali può “esportare”. Lo stile è senza dubbio “Italiano” e c’è chi, nel piccolo, ogni giorno cerca con la propria passione ed il proprio talento di tutelarlo e valorizzarlo a fronte, però, di un sistema che vessa in modo spropositato giorno dopo giorno chi conserva, con il proprio saper fare, l’identità italiana sbandierando in giro quanto sia importante il “Prodotto in Italia” e come questo debba essere tutelato nell’interesse di tutti, contestualizzando ciò durante l’inaugurazione di un nuovo centro commerciale con negozi di soli marchi “franchigia”, solitamente multinazionali, e impoverendo la bellezza dei nostri centri storici che, via via, si stanno progressivamente spegnendo.

L’Italia è il più eterogeneo tra i paesi del mondo dal punto di vista ambientale e nulla ci manca, dalla montagna al mare ed infine il lago; in ogni momento dell’anno è possibile andare in un posto diverso a trascorrere le ferie anche rimanendo in Italia. Certo, è tutto bello, anche se “Il denaro non dorme mai” perchè in nome del “verde” e dello slogan “l’ambiente va protetto” (giusto, a parole), coloro che hanno la responsabilità di amministrare il territorio hanno più a cuore espropriare aree verdi (e non solo) a gruppi privati interessati solo a riempirli di tecnologie “green” (pannelli fotovoltaici e pale eoliche in primis, sia mai) perchè pensare “verde” fa tendenza (“It’s cool”, dicono i più “frichettoni”).
Quando si parla di Italia, il primo elemento che più di tutti ci identifica nel mondo è il cibo. La cucina italiana sa unire la genuinità dei prodotti del territorio, ha la creatività nel saperli combinare e l’arte nel saperli presentare.

Togli tutto ad un italiano, ma non gli potrai mai togliere la pasta (insieme al campionato di calcio). Anche qui volano beatamente elogi di ogni tipo mentre la realtà illustra il contrario; cibo sintetico, divieti di coltivazione di grano e mais sostituiti da farine “alternative” o da prodotti costruiti in laboratorio e importati (Canada, soprattutto). L’importante è diffondere il mantra del:
“Lo facciamo per il nostro bene!” che fa compagnia alle altre paturnie ecologiste che di ecologico non hanno nulla.
Il “Made in Italy” è un concetto sbandierato più a livello di propaganda rispetto ad un contesto nel quale ogni territorio sta via via perdendo la propria anima alimentata dalle piccole attività le cui insegne ora sono state sostituite da uno spento cartello di vendita.
C’è chi con tenacia non molla e mantiene alto l’orgoglio italiano con la propria voglia di fare e sono proprio questi eroi che rappresentano il “Made In Italy” perchè,
nel bene e nel male, una cosa è certa; l’Italia non ha da imparare da nessuno.
