Parigi 2024: i giochi della pace per i signori della guerra Nicola Bombonati 26/07/2024

Parigi 2024: i giochi della pace per i signori della guerra

Tra poco meno di 24 ore avranno inizio i giochi olimpici di Parigi 2024 ai quali parteciperanno tutte le più importanti nazioni al mondo ad eccezione di Russia e Bielorussia cui è stata proibita la partecipazione.

Di queste due nazioni non mancheranno gli atleti anche se in maniera individuale, senza inni nè bandiere, e non potranno trovare posto nel medagliere. Tuttavia per lo stato di Israele non è stato adottata lo stessa penalità nonostante stia perpetrando uno dei massacri più esecrabili della storia nel lungo conflitto con la Palestina. Coprendosi dietro ad un attacco terroristico lo scorso 7 ottobre di fatto ha volutamente bombardato la Palestina; in tutto questo la comunità internazionale ha nascosto la testa sotto la sabbia e continua a nascondersi come nulla fosse mai accaduto.

Il fare “orecchie da mercante” non è sicuramente un bel segnale da parte di chi, per via della propria posizione politica più autoritaria che autorevole, dovrebbe a gran voce invocare la fine di qualsiasi violenza nel mondo utilizzando anche gli imminenti giochi olimpici come cassa di risonanza per veicolare questo messaggio.

Anche il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) esibisce le stesse orecchie nei confronti di coloro i quali hanno chiesto l’estromissione di Israele dall’evento sportivo per via delle violenze provocate in contrasto con il valore che tali giochi dovrebbe rappresentare. Chi organizza questi giochi, chi li gestisce a livello organizzativo e politico ma soprattutto le nazioni partecipanti sono realmente consapevole di quanto affermano quando parlano di “giochi della pace”?

Per analizzare al meglio la questione partiamo dal paese ospitante, ovvero dalla Francia. Il governo francese non pochi mesi fa aveva dichiarato ai media internazionali che se la Russia non avesse accettato la resa proposta dagli Stati Occidentali avrebbe mandato al fronte il proprio esercito nella zona della Transnistria, al confine tra Moldavia e Ucraina alimentando ancora di più lo scontro. A sostegno di questa posizione, da 2 anni a questa parte c’è tutta la politica dell’Unione Europea che lo scorso 17 luglio ha approvato un fondo da 50 miliardi di euro da destinare all’Ucraina, sotto forma di appoggio militare, che vincola ciascuno dei 27 stati membri a stanziare quasi 2 miliardi di euro  del proprio PIL per raggiungere la cifra stanziata a tale proposito.
In questi giorni il principale organo politico continentale ha dichiarato con toni di propaganda e senza alcuna decenza quanto questo evento sportivo sia importante al fine di veicolare un messaggio di pace in un’era imperversata da violenti conflitti.

Gli Stati Uniti sono la medaglia d’oro dell’ipocrisia; sappiamo essere una potenza militare che dispone di circa 800 basi militare sparse in tutto il mondo di cui 120 in Italia, ovvero poco sopra il 10% del totale, come sappiamo aver sempre risolto le questioni negli stati considerati totalitari esportando la democrazia con l’uso della violenza e le questioni Iraq, Siria e, ultima ma non ultima, la Libia ne sono la prova. Per quest’ultima va ricordato come la questione libica, innescata a monte dalle primavere arabe tra la fine dei 2000 e l’inizio dei 2010, pose fine all’era di Gheddafi ma portò all’instaurazione di un regime integralista e mercenario come quello dell’ISIS, finanziato dal governo americano dell’allora presidente Barack Obama e che ebbe come vice presidente nonché segretario di stato Hilary Clinton, periodo che dette inizio ad una grossa destabilizzazione non solo in quel territorio ma in tutta l’Africa subsahariana. Poco dopo, nel 2013, esplose la questione della Crimea.

La ragione di tale conflitto ebbe come causa l’esito del referendum tenutosi in quel periodo e che vide affermare la richiesta di annessione alla Russia da parte della popolazione di quel territorio che, da sempre, si sente più allineata per storia e tradizione alla cultura russa. Tale esito non venne accettato dallo stato ucraino, all’epoca guidato dal presidente Yanukovich, il quale accusò il governò russo di brogli e dette inizio alla rivolta di Maidan, meglio nota come “La rivoluzione arancione”.

Gli USA non videro l’ora di entrare nel merito della questione; infatti costituì un pretesto per alimentare uno scontro contro la Russia schierandosi già all’epoca di quei fatti con l’Ucraina, non certo con il pretesto di aiutare una popolazione invasa dal nemico russo quanto per dichiarare guerra, seppur non formalmente, alla Russia. Questo episodio è la prova che la questione russa non è esplosa solo due anni fa ma era già da nove anni prima che il conflitto russo-ucraino aveva preso forma.

Non vi è dubbio che quanto accaduto e quanto accade tutt’ora in quei territori da due anni ha preso una dimensione ancora più estesa dal momento che vede coinvolti ormai tutti gli stati membri della UE. Una situazione che alimenta ancora di più la tensione tra Russia e blocco occidentale guidato dagli USA con il supporto di un ulteriore organo di forza militare sotto il proprio controllo quale la NATO e che, giorno dopo giorno, spinge sempre di più affinché il contrasto prenda una pericolosa piega di un conflitto non “freddo” ma “caldo”, ovvero una terza guerra mondiale.

Gli USA sono gli stessi che appoggiano gli orrori commessi dallo stato d’Israele nel territorio palestinese; non vi è giorno in cui non vengano perpetrati orrori all’interno di quei territori. Quindi se Putin è un ”nazi-dittatore”, per ché non viene etichettato allo stesso modo anche il primo ministro israeliano Netanyahu come i recenti fatti dimostrano? No, anzi tutti i governi degli stati occidentali oltre a far finta di non vedere palesano una sempre più ripugnante vicinanza e solidarietà ad uno stato che sta abusando della propria autorità nei territori immediatamente confinanti e con il sostegno finanziario e militare americano.

Un atteggiamento questo da parte di tutto l’Occidente che, oltre ad essere criminale, è pure irresponsabile perché l’allargamento del conflitto israelo-palestinese in tutto il Medioriente arriverebbe a coinvolgere persino l’Iran che, come la Russia e pure di più di questa, dispone di pericolosi armamenti nucleari.
I signori della guerra che presiedono a capo di ciascun governo occidentale parlano oggi di “giochi della pace” nonostante continuino a provocare la Russia ed il suo presidente Vladimir Putin così come continuano a massacrare civili palestinesi a suon di dollari donati a fondo perduto allo storico alleato israeliano senza provare alcun imbarazzo.

Tutto questo non rappresenta un bel segnale e lo stesso presidente russo ha stigmatizzato sulla presenza di Israele e l’esclusione di Russia, oltre che della Bielorussia, come un atto neonazista alla luce dei crimini contro l’umanità compiuti da parte dello stato d’Israele.

A seguito dei due pesi e due misure adottati dal CIO sarebbe auspicabile un boicottaggio da parte di altri paesi a questi “giochi della pace”; siamo consapevoli che ciò non accadrà perché ci sono troppi interessi economici a partire dai premi vittoria che sono stati introdotti per l’atleta vincente.

Le Olimpiadi, infatti e purtroppo, sono un una cartina di tornasole geopolitica, uno strumento di propaganda degli Stati democratici e non. Sono, tuttavia, anche una irripetibile vicenda sportiva e umana di migliaia di atleti da quasi tutto il mondo, almeno per ora. Di conseguenza, sedici giorni ogni quattro anni ognuno di questi atleti sale sul palco per mostrare il proprio valore e portare a casa una medaglia, chi può per la propria nazione, mentre chi non può lo fa quantomeno per dare concretezza ai sacrifici compiuti.

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