Nonostante oggi i valori religiosi, politici ed esistenziali del resto del mondo divergano da quelli occidentali, o viceversa, nella realtà non troviamo valori diversi e divergenti dagli occidentali, anche nei paesi BRICS, il cui orientamento valoriale sembra andare nella direzione contraria.
Il periodo che stiamo attraversando può essere visto come quello in cui alcune nazioni, per l’appunto quelle del BRICS, decidono di non allinearsi ad un pensiero unico omologato e di tentare la costruzione di un mondo multipolare che ponga fine alla bipolarità o bi-imperialità che ha costituito la seconda metà del Novecento e i primi decenni del nuovo millennio?
Gli Stati Uniti sono contrari a questa ricerca di policentrismo dal momento che sono il capo fila dell’Impero Occidentale, come dimostrato dalle 800 basi militari dislocate in 80 paesi del mondo, 120 delle quali in Italia, e che non servono di sicuro ad esportare la democrazia e a difendere i valori dell’Occidente come vantano da decenni per giustificare qualsiasi operazione militare nel mondo.

Di queste operazioni si ricordi il golpe in Cile di circa 50 anni fa che ha visto la salita al potere di Augusto Pinochet, su spinta americana, e ricordato tutt’oggi per il numero di civili assassinati dal suo regime, fino ad arrivare all’Iraq e l’Afghanistan fino alla guerra in Ucraina. In tutto questo l’Europa è l’appendice obbediente e omologata dell’impero americano occidentale.
Un mondo policentrico, plurale e composto da nazioni ognuna con una propria identità e visione di appartenenza ad una comunità non dovrebbe essere l’aspirazione di tutti gli occidentali e, in primo luogo, degli europei visto che questi ultimi si dichiarano eredi del pensiero di Kant, quindi della sua idea di pace perpetua nonché di un ordine cosmopolitico rappresentata da una federazione di popoli all’interno della quale ogni stato è tutelato?
La domanda più importante di tutte, tuttavia, è: quali sono i valori dell’Occidente?
Il liberalismo o la religione del tecno-capitalismo? Meglio il Cristianesimo, nelle sue diverse forme, l’Illuminismo con la sua ragione oppure la ricerca del benessere basata sul materialismo effimero anziché sulla ricerca della felicità e capace di imporsi sui diritti com’è stato dimostrato dal periodo pandemico della COVID-19?
La sottomissione di qualsiasi popolo ad un altro, una sua dominazione o sfruttamento è in contrasto con la Carta delle Nazioni e ostacola lo sviluppo della pace e della cooperazione mondiale.
E’ necessaria, invece, una presa di posizione che ponga al centro la libertà e l’indipendenza di tutti i popoli.
Tutte le nazioni devono avere il diritto di scegliere in piena libertà ed autonomia i loro sistemi politici, economici e lo stile di vita senza violare gli spazi e le altrui decisioni per garantire l’amicizia, la pace, la prosperità ed il benessere di ogni singola nazione. Peccato che questi principi siano solo sulla carta perché in realtà non sono mai stati messi in pratica.

Oggi l’umanità viene trascinata verso una rottura violenta e disordinata dell’ordine geopolitico mondiale.
Un disordine in cui gli USA e tutti gli stati ad essa collegati sono destinati alla decadenza mentre il blocco orientale sta ottenendo sempre più legittimazione e riconoscimento con Russia e Cina in prima fila.
Oggi come ieri l’Occidente costruisce la propria economia a partire dallo sfruttamento di Africa, Asia e America Latina per l’estrazione di materie prime e per le quali pianifica ancora guerre, come quella in Ucraina la quale possiede svariati miniere di terre rare necessarie per la costruzione di apparecchiature elettroniche sia per impiego commerciale che professionale e, soprattutto, militare.
La desiderata cooperazione mondiale è stata riposta nel cassetto, ammesso sia mai stata tirata fuori da lì, per proseguire con la guerra economica di tutti contro tutti portata avanti dalle multinazionali dell’hi-tech le quali hanno cambiato e uniformato, omologandolo, il mondo intero secondo i voleri del tecno-capitalismo.
Il risultato è stato la creazione di un totalitarismo antropologico digitalizzato e neoliberale.
Un risultato che ha sostituito la polis, ovvero lo Stato inteso come istituzione, con i mercati finanziari e l’uomo politico, portatore di un ideale sociale, con l’uomo tecnico/economico. Ben venga allora il Brics che, in questo momento, costituisce il 36% del PIL mondiale e il 47% della popolazione mondiale. Si può definire quest’area del mondo non allineata e più predisposta a riconoscere la pluralità e la diversità di ogni singola nazione per arrivare a costruire un mondo multipolare? In realtà non è del tutto così perché anche questi stati continuano a sfruttare il petrolio e ad estrarre il litio e altre terre rare.
Diversamente, i paesi del BRICS, vogliono arrivare ad una cooperazione economica che permetta la creazione di una nuova moneta di scambio capace di contrastare il dominio del dollaro. Inoltre ogni stato al suo interno non disconosce la propria identità ed è ancora fortemente legato alle propri origini e tradizioni, diversamente dall’Occidente che, se non le ha ancora messe al bando, poco ci manca.
In Occidente il capitalismo e il neoliberalismo rimangono gli elementi cardine capaci di giustificare qualsiasi regime purché sia favorevole al mercato.
L’intero globo, non solo l’Ovest del mondo, è legittimato, prima ancora che dalla politica, dalla razionalità strumentale; per cui valgono solamente quegli strumenti che sono in grado di massimizzare i profitti e di innalzare il livello di automatizzazione della società e dei comportamenti, compresi quelli umani. Il risultato è la creazione di un sistema misurabile e omologabile attraverso un algoritmo; non è un caso che nell’epoca del “4.0” l’obiettivo sia una algoritmizzazione sempre più invasiva della quotidianità per estrarre sempre più plus-lavoro e fare sempre più profitto sulla pelle di chi lavora rafforzando il concetto che tutti noi siamo stati gettati in una vera e propria comunità aziendalista o comunità fabbrica a svantaggio delle necessità nostre e delle prossime generazioni.

La crisi dei valori che furono dell’Occidente viene ulteriormente amplificata dalla qualità dei politici che governano il “blocco” occidentale, decisamente scadente e in continua contraddizione rispetto a quanto propongono in campagna elettorale. La classe dirigente che ricopre incarichi istituzionali nei paesi occidentali manifesta un comportamento molto più vicino a quello di chi viene manovrato e non di chi ha il controllo della situazione nella nazione per cui ricopre tali incarichi; si tratta, quindi, di politici inconcludenti e buoni solo per essere riconosciuti come meme virali. Guardando il mondo con gli occhi dell’universo, in nessuna parte del mondo esistono valori che si differenziano da quelli dell’Occidente.
Questi (dis)valori sono diventati lo stile di vita di tutto il mondo.
Tuttavia nei paesi orientali, sia quelli già BRICS, sia quelli che non lo sono oppure quello che sono prossimi a diventarlo, i valori che costituiscono la loro cultura e identità non sono stati soppiantati dai tecnicismi razionali e strumentali del profitto facile e massimizzato come nei paesi occidentali o dell’anglosfera e questo fa sì che con il passare del tempo a loro venga riconosciuta sempre più legittimità e autorevolezza.
