La crescita dei BRICS e l’avanzamento della dedollarizzazione Needfile Team 24/05/2024

La crescita dei BRICS e l’avanzamento della dedollarizzazione

Le recenti questioni internazionali che vedono soprattutto coinvolti i paesi del blocco Atlantico, in primis gli Stati Uniti, hanno provocato da parte dell’opinione pubblica occidentale un progressivo crescere del malcontento, nonostante ancora una buona fetta di questa consideri il modello occidentale un riferimento per tutti le nazioni del mondo.
Ad approfittarne di questa situazione ci sono i BRICS, un blocco da tempo in continua espansione e che, oltre a questo, sta cercando di introdurre, seppure ancora embrionale come la “renminbi” cinese, una valuta di scambio internazionale concorrenziale al dollaro.

L’atteggiamento aggressivo da parte di Washington nelle questioni geopolitiche dimostra come nella Terra dello “Zio Sam” non sia ancora maturata la consapevolezza di come le frustrazioni nei confronti del dollaro stiano salendo di giorno in giorno portando le economie emergenti, tra cui l’India, a virare verso una moneta di scambio diversa dal dollaro.

A monte di tutto questo ci si deve porre una semplice domanda: chi o cosa sono i BRICS?

BRICS è un acronimo che sta ad indicare il gruppo delle “nuove” economie mondiali e che si compone dei Paesi del blocco BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) alla cui comitiva si è aggiunto nel 2010 lo stato del Sudafrica. Questo acronimo dovrebbe allungarsi di qualche altra lettera dal momento che nel BRICS sono presenti, a partire dal 2024, l’Egitto, l’Etiopia, l’Iran ed infine gli Emirati Arabi Uniti.
Il termine “BRIC”, citato poco sopra, è stato introdotto dall’economista britannico Jim O’Neill, presidente della Goldman Sachs Asset Management (società legata alla holding Goldman Sachs) oltre che barone di Gatley, per indicare il gruppo di economie emergenti in grado di dominare tutta l’economia mondiale entro il 2050. Infatti il numero di paesi che sta richiedendo la possibilità di aderire a questo blocco sta salendo, come confermato dall’ultimo vertice del BRICS tenutosi circa un anno fa a Johannesburg dal 22 al 24 agosto 2023.

In occasione dell’evento sono stati ben 22 i Paesi che hanno formalmente presentato la loro richiesta di adesione al gruppo e, di queste, 4 sono state convertite in partecipazione attiva e sono quelle già citate di Etiopia, Iran, Egitto e Iran. A questi si sarebbe dovuta aggiungere l’Argentina ma la richiesta è stata annullata dall’attuale presidente dello stato sudamericano, Javier Milei, per via delle sue posizioni marcatamente filo-americane, come dimostrato dalle sue uscite pubbliche in occasione delle quali ha apertamente dichiarato di voler, al contrario, privatizzare il sistema economico argentino sul modello americano con tanto di utilizzo del dollaro come unica valuta di scambio riconosciuta internamente.
In una situazione simile si trova anche l’Arabia Saudita che, seppur invitata ad entrare nel blocco, non ha mai formalmente presentato la richiesta di adesione, anche se negli ultimi tempi i rapporti internazionali con la Russia sono in ascesa mettendo in discussione una partnership decennale con gli Stati Uniti che dura fin dagli anni Sessanta.

Il gruppo di paesi all’interno della BRICS gradualmente cresce.

Tuttavia gli scambi commerciali tra questi Paesi non possono non mettere in conto il fatto che ognuno di questi ha un proprio debito pubblico e privato interno riconosciuto, in termini di valuta, solamente con il dollaro. Quindi serve una valuta che sia in grado di ripagare con la stessa moneta tali debiti allo stesso modo, anche migliore, di come lo sta facendo il dollaro ed è questo il problema principale che ancora non permette al BRICS di essere formalmente il blocco trainante di tutta l’economia mondiale. Formalmente, appunto, perché nella realtà dei fatti la situazione economica di questi paesi è molto più che in via di sviluppo e presenta abbondanti risorse naturali che sono strategiche alla loro continua crescita.

Inoltre le politiche economiche occidentali che, a partire dagli anni Ottanta, hanno portato alla produzione reale di beni materiali proprio in questi paesi per migliorare i profitti abbassando i costi di produzione con l’impiego di manodopera a basso costo, ha fatto sì che questi paesi “poveri” imparassero a loro volta a produrre dei loro prodotti nel corso degli anni. In questo modo si è rafforzata la loro capacità produttiva al punto tale da determinare una rapida crescita del prodotto interno lordo (PIL) ed una maggiore considerazione nel commercio mondiale, soprattutto agli inizi del XXI secolo.

L’allargamento dell’adesione ai BRICS e una rinnovata attenzione da parte dei membri dello stesso blocco in merito all’impiego di una valuta locale all’interno dell’organizzazione cambieranno l’attuale dinamica con cui avvengono le transazioni sia dentro che fuori di essa? Nell’ultimo vertice precedentemente citato ministri delle finanze e banchieri centrali dei BRICS sono stati incaricati di esaminare le questioni relative all’uso delle valute locali e alle infrastrutture di pagamento dando risposta in merito al prossimo anno, ovvero entro l’anno corrente.

L’evoluzione dei BRICS merita un ulteriore trattazione che affronteremo in un prossimo articolo; ad esempio merita di essere approfondito il tema che riguarda il ruolo del dollaro in questi mercati emergenti nonché le relative preoccupazioni macroeconomiche che gli stessi paesi aderenti manifestano nei confronti della moneta americana cosi come, ma non ultimo, il tema legato alle preoccupazioni geopolitiche che portano ad un allontanamento dal dollaro.
Per ora concludiamo quest’articolo sottolineando come queste economie si propongono di mettere in piedi un sistema commerciale e finanziario mondiale costruendo accordi bilaterali che non pongano più il dollaro come prima valuta di scambio e tale traguardo potrebbe essere raggiunto emanando una nuova moneta, potenzialmente condivisa.

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