L’oro di Puglia e il dogma della Xylella fastidiosa – prima parte Needfile Team 24/02/2024

L’oro di Puglia e il dogma della Xylella fastidiosa – prima parte

Lo denominiamo l’oro di Puglia, l’olivo entità millenaria, un prodotto che primeggia e rende grande il made in Italy nel mondo. Sono almeno dieci anni che si parla di Xylella in modo piuttosto assordante al punto che quando si parla di Puglia spesse volte la si accosta, da un pò di tempo a questa parte, a questo batterio. L’aspetto tuttavia più grave di questa vicenda è

la difficoltà nel superare il dogma che “la Xylella non si cura”

creando aspettative negative rispetto ad ogni approccio che tentasse di migliorare la situazione. Divulgando questo messaggio, infatti, negli olivicoltori è stata ingenerata una sfiducia totale sulle possibilità di contenimento della malattia.

Il reale motore di questa sfiducia viene alimentato dalla politica.

Se si consulta il documento redatto nel 2014 dall’assessorato per le politiche dello sviluppo rurale dal titolo “LINEE GUIDA PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DI ‘XYLELLA FASTIDIOSA’ subspecie pauca ceppo CoDiRO“ a pagina 5 viene riportato il seguente paragrafo:

“È per tutti doloroso abbattere un ulivo! Con esso si recide uno spicchio dell’eredità culturale e spirituale della nostra terra. Ma se un’azione così drastica serve a salvaguardare migliaia di ulivi secolari, un paesaggio integro da secoli, un tradizione rurale ricca di significati, di segni, di saperi, allora anche l’infelice sacrificio di una pianta diventa eroico e necessario.”

Che cos’è esattamente la Xylella? Il nome scientifico è Xylella Fastidiosa ed è un patogeno non europeo della famiglia dei nematodi potenzialmente pericoloso che prolifera nei vasi xilematici delle piante (l’equivalente dei nostri vasi sanguigni), causando una serie di alterazioni che possono portare fino alla morte della pianta. La sintomatologia più tipica prevede la bruscatura delle foglie, il ridotto accrescimento e il disseccamento di rami e germogli.

Per molti anni dall’esplosione del problema, è sempre stata gestito attraverso l’eradicazione degli ulivi colpiti.

La valutazione condotta dall’EFSA (European Food Safety Authority) sull’ efficacia di alcuni trattamenti per X. fastidiosa negli olivi e pubblicata il 20 aprile 2016 porta a concludere che questo batterio non è debellabile, comunque è curabile e non serve abbattere le piante per contenerne la diffusione.
Da quando è esplosa la contaminazione, la ricerca e sperimentazione hanno fatto passi da gigante al punto che persino il TAR regionale pugliese ha riconosciuto di recente questi progressi ritenendo distruttivo l’abbattimento delle piante infette di ulivo e, con una sentenza valida in alcune aree della regione, ha contribuito a contenerne la pratica di eradicazione.

Nella Valle d’Itria gli ulivi non sono solamente una fonte di produzione; costituiscono in primis un’identità del territorio.
Un gruppo di scienziati ha rifiutato che il disseccamento delle piante  negli uliveti del Salento fosse causato dalla Xylella. Come riportato in precedenza, questo batterio aggredisce l’ulivo come altri nematodi.

Al sud della Puglia gli uliveti si sono molto indeboliti perchè sono stati portati allo stremo della produzione di olio.

A questo fenomeno ha contribuito anche la presenza dei pozzi artesiani. Man mano che si risale lungo la valle d’Itria, si trovano piante più robuste di ulivo e quindi meno soggette all’aggressione da parte del batterio. Di fronte alle misure protocollari che indicavano nell’abbattimento la soluzione,  molti contadini del posto si sono ribellati a tali disposizioni.
Di conseguenza questi ulivi non sono stati abbattuti e tutt’ora sono sani e produttivi anche attraverso l’applicazione di protocolli che hanno aiutato a prevenire la diffusione della Xylella; infatti su 100 ulivi che presentavano sintomi da essicamento, la Xylella ha colpito solo 3 di queste 100 piante fino a provocarne il CoDiRo (Complesso di Dissecamento Rapido dell’Olivo).

Continua con la seconda parte al link.

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