Il grido d’allarme delle piccole attività italiane Needfile Team 10/05/2024

Il grido d’allarme delle piccole attività italiane

Il tessuto economico italiano è costituito dalle piccole e medie imprese, attività che urlano nel silenzio, trovandosi ad affrontare continuamente molte sfide: la concorrenza sleale, le pesanti tasse e una totale mancanza di sostegno da parte del governo portato le piccole imprese di svariati settori ad avere difficoltà a sopravvivere nell’attuale clima.

È urgente che il governo smetta di restare nel silenzio e agisca subito per sostenere cittadini e piccole imprese. Dove sono le misure promesse e le attività dirette per ridurre il carico fiscale nel semplificare la maledetta burocrazia italiana?

Il governo non interviene. Una politica formata da parlamentari che sono concentrati probabilmente sull’arricchimento personale piuttosto che sull’interesse pubblico, comportamento che ha portato i cittadini a non credere più nelle istituzioni e nella democrazia. Non viene riconosciuto il contributo vitale che queste piccole attività danno all’economia, trovandosi costantemente a dover fronteggiare una pressione fiscale eccessiva che porta ad una limitata capacità di crescita e investimento.

Si resta piccoli per sopravvivere.

Le grandi aziende che son cresciute in tempi passati, un’epoca migliore con la Lira, ricordata come un capitolo d’oro nella storia economica italiana per una serie di condizioni favorevoli che crearono un ambiente ideale per crescita e sviluppo. Oggi solo alcune di queste possono contare su incentivi fiscali e agevolazioni circondate dalle piccole attività abbandonate a sé stesse.

Il contesto pandemico ha ulteriormente aumentato le difficoltà delle piccole attività. Molti imprenditori si son trovati a dover affrontare periodi di chiusura forzata e una drastica diminuzione della domanda, mettendo a rischio il loro business.

Poche le misure di sostegno messe in atto dal governo, fondi insufficienti e soluzioni tardive.

Ancora oggi nessuna reale attività per ridurre le tasse, agevolare le assunzioni e gli investimenti. Dove sono le misure concrete volte a far respirare gli imprenditori e i liberi professionisti? E’ necessario discutere del ritorno alla moneta nazionale o proporre soluzioni alternative per risollevare il paese con delle vere riforme strutturali aumentando la competitività delle imprese e gli investimenti nell’istruzione e nell’innovazione. Una nuova etica volta a politiche fiscali e di bilancio mirate a sostenere la crescita economica e il sostegno di nuove attività e nuove start-up.

Riassumiamo i motivi per cui le piccole attività chiudono:

  • Pressione fiscale e costi elevati: le piccole imprese spesso lottano con un carico fiscale elevato e con costi operativi crescenti, affitti, utenze e quant’altro.
  • Concorrenza: in molti settori, le piccole imprese e i negozi locali devono competere con grandi catene o multinazionali (GDO) che possono offrire prezzi più bassi e una maggiore convenienza.
  • Il comportamento dei consumatori: le preferenze stanno cambiando rapidamente, spesso a favore di soluzioni più convenienti verso l’acquisto in rete, un metodo più veloce e a costi minori (si pensi ad Amazon, Etsy o Shein).
  • Supporto finanziario assente: le piccole attività possono avere difficoltà nell’ottenere prestiti dalle banche non offrendo garanzie sufficienti.
  • Mercato saturo: In alcuni settori c’è l’aumento dell’offerta rispetto alla domanda nell’impossibilità di distinguersi e avere successo.
  • Troppa burocrazia e troppe regole: le piccole imprese possono essere gravate da pesanti regolamentazioni e dalla burocrazia con sanzioni pesanti.
  • Governo inesistente: Una moltitudine di individui remunerati abbondantemente che non sono in grado di svolgere efficacemente le loro funzioni e soddisfare le esigenze dei cittadini.

In conclusione, il collasso delle piccole attività italiane è una minaccia concreta che richiede un intervento urgente da parte del governo; lasciare che queste imprese falliscano significherebbe non solo mettere a rischio migliaia di posti di lavoro. Il futuro dell’economia italiana ha bisogno, dopo molto tempo, di riaffermare i valori fondamentali su cui si basa una società giusta ed equa.

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