Il mese di marzo colora il centro della città di Padova di note verdi grazie a un curioso gemellaggio tra il Caffè Pedrocchi e la cucina calabrese.
Il locale più antico di Padova propone l’inedito aperitivo: lo spritz al succo di bergamotto, l’agrume calabrese per eccellenza.
Conosciuto come l’Oro Verde della Calabria, una mutazione della famiglia dei limoni (Citrus bergamia Risso), è un albero da frutto altro circa 4 metri apprezzato per la sua profumazione fresca e vibrante, impiegato nella produzione di profumi, cosmetici e oli essenziali. Il Bergamotto conserva molti benefici ed è in grado di alleviare stress e conciliare la concentrazione.
<<Così tu non sai, mia bella signora, che in ogni più esotico e più internazionale profumo, se esso vuole essere un profumo di classe, si trova il prodotto del Signor Bergamotto. Questo fissatore vegetale, nato in uno dei più begli angoli del mondo, da un poetico albero, con un eccellentissimo aroma, è esso stesso un vero profumo.>> Kazimiera Alberti (L’anima della Calabria)
Decantato da scrittori, artisti e viaggiatori di varie epoche, e perfino dal vate Gabriele D’Annunzio che sosteneva non poterne fare a meno per conquistare le sue amanti.

Una novità per il Pedrocchi e tutti i padovani che hanno potuto sorseggiare l’inedito spritz dai barman di Reggio, servito sabato 1 marzo alla Cena a quattro mani un evento organizzato dal direttore Rigoni e gli chef Bunea e Cogliandro. Serata presentata sui social come un viaggio tra i sapori del bergamotto; un’esperienza gastronomica raffinata e innovativa per raccontare la storia e i benefici di questo frutto grazie alla presenza del prof. Arillotta che ha spiegato come negli anni della Serenissima il bergamotto venisse coltivato anche nell’Orto Botanico di Padova, custode di erbe botaniche e Patrimonio UNESCO.
Un’occasione di incontro e accostamento dei sapori che rendono grande il made in Italy, sfatando i pregiudizi sulla Calabria e i “limiti” (che si pensa) circoscritta alla criminalità e sempre agli stessi prodotti d’eccellanza. La Calabria svela il suo fascino raccontando “l’Accademia” a Reggio e su quello che D’Annunzio definì il <<lungomare più bello d’Italia>> e ancora <<Sorrido pensando a quegli invogli di fronde compresse e risecche, venuti dalla Calabria che un giorno vi stupirono ed incantarono, quando ve li offersi sopra una tovaglia distesa sull’erba, non ancora falciata”, in riferimento ai panicìlli cosentini, ghiotti fagottini d’uva passa avvolti nelle foglie di cedro>>. Il passaggio di D’Annunzio è stato fondamentale anche per la nascita di altre storie gastronimiche come il celebre tramezzino torinose.
Una cosa è certa: l’incontro tra il vate e la terra del sud fu un incontro di amorosi sensi, tra le malìe dei cinque sensi e gli inebriamenti da capogiro.