Il Castel del Monte patrimonio gotico italiano Sara Cifarelli 22/06/2022

Il Castel del Monte patrimonio gotico italiano

Tra le residenze più celebri dell’imperatore Federico II troviamo il Castel del Monte ad Andria situato a 60 km da Bari. Una fusione tra il linguaggio figurativo classico e l’arte gotica, in una perfetta armonia plastica che racchiuderebbe in sè magia e esoterismo. Federico II commissionò il progetto probabilmente a Riccardo da Lentini. Un luogo che per i suoi simbolismi si suppone potesse trattarsi di un tempio del sapere dedicato allo studio delle arti e delle scienze.

Un’antica leggenda ne fa risalire l’origine a un’iscrizione riportata in un antico tempio:

“Il mio capo è il bronzo ma a levar del soe a calendi di maggio sarà d’oro”.

La citazione riportata su una statua racconta le vicende di un saraceno che risolse l’arcano; il primo giorno di maggio all’alba scavando lungo l’ombra della statua trovò il tesoro con il quale fu poi edificato il castello. L’avvio del cantiere risalirebbe al 1240 come testimoniato da uno storico documento del 1246 in cui lo stato dei lavori era già in fase avanzata. I diversi restauri ne hanno alterato in parte l’aspetto originario nonostante rimanga intatta la struttura principale assieme alle zone dei servizi e della decorazione plastica in cui il gioco di geometrie ne testimoniano la purezza del calcolo. Strutturato su una ripartizione in otto parti ripetute, il castello possiede otto lati, otto torri angolari a loro volta ottagone assieme al cortile anch’esso della medesima forma. La regola dell’otto. L’esterno è spoglio di qualsiasi decorazione ad eccezione di un sottile cornicione posto a metà altezza assieme al portale principale inquadrato in un timpano. Un gioco di pieni e vuoti scanditi dai passaggi di luce che creano tridimensionalità sulle superfici in calcare.

All’interno grandi sale sostenute da volta a crociera costolonate disposte su due piani attorno al cortile in passato erano riscaldate grazie alla presenza dei camini e di servizi supportati dalla raccolta dell’acqua piovana. Una testimonianza della maestria del Gotico francese, in particolare cistercense. Poco resta del sontuoso decoro realizzato da maestranze arabe: un tripudio di sculture, mosaici e intarsi marmorei, paste vitree, dipinti murali le cui lodi sono state decantate dagli scrittori dell’Ottocento.

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Col suo perfetto disegno geometrico simile a un labirinto si possono rinvenire ancora le tre impronte lasciate dall’imperatore, la prima presente nella sesta sala dove è scolpita l’immagine di un giglio dalle tre foglie e uno stelo. Si ipotizza poi, il riferimento alla somma degli otto lati su cui poggiano i muri perimetrali e dei restanti 48 piccoli lati delle torri la cui somma, 56, si ricollega agli anni di vita di Federico II. Altri simbolismi risiedono nell’ingresso del castello con le due colonne e i due leoni, entrambi che guardano verso il solstizio d’inverno ed estate in direzione del sorgere del sole, con l’impressione che, chi si avvia per l’uscita di non voltare mai le spalle alla dimora. In ultimo, se immaginassimo il portale tagliato in due parti da una linea verticale si aprirebbe una F sul lato sinistro.

Inserito nel 1996 è censito tra i luoghi Patrimonio dell’UNESCO, accessibile tutto l’anno.

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