Il fallimento dell’imprenditorialità italiana nelle piccole e medie imprese Maurizio Nistor 13/07/2022

Il fallimento dell’imprenditorialità italiana nelle piccole e medie imprese

L’azienda è una macchina destinata a realizzare dei prodotti o dei servizi, investendo dei costi nell’organizzazione e nei processi produttivi con lo scopo di realizzare un profitto, un plus valore che deriva dalla differenza dei costi e il valore realizzato nel mercato. Le caratteristiche di ciò che si realizza devono essere accettate dal mercato al giusto prezzo.

I cambiamenti del mercato son molto rapidi, tutto viene messo in discussione continuamente, la globalizzazione dei mercati è causa ed effetto dei radicali cambiamenti. Il dinamismo è elemento essenziale per l’impresa di oggi e domani, altrimenti è destinata a capitolare. I mercati dell’Asia e del Sudamerica sono i paesi industriali emergenti che grazie ai bassi costi risultano molto competitivi. Le grandi aziende possono vantare maggiori risorse finanziarie e competenze che garantiscono grandi strategie e adeguate valutazioni in ogni situazione, mentre la struttura produttiva italiana è costituita da piccole e medie aziende, generalmente guidate in maniera più spontanea, spesso grazie l’inventiva del personale interno.

Ridisegnare l’organizzazione, tagliando i costi e migliorando la gestione è la chiave per la sopravvivenza. Non si può pensare che l’innovazione sia possibile solo nelle grandi aziende multinazionali, cambiano i numeri ma i problemi sono gli stessi. Molte aziende crescono apparentemente, poiché con l’aumento di fatturato non è aumentata la sua organizzazione, trovandosi intrappolate in una sorta di sabbie mobili, non vengono interpretate le tensioni e le varie problematiche interne. A volte è tardi per rimediare.

Negli ultimi cinque anni, ogni due giorni un’azienda italiana viene acquistata dagli stranieri. Questo è accaduto perché gli imprenditori italiani sono bravi produttori, innovativi e creativi, ma spesso persone individualiste, incapaci di fare sistema e creare una solida cognizione degli strumenti organizzativi. E’ per questo che gli stranieri comprano le nostre imprese, piccole ma di grande qualità. Lo spirito imprenditoriale che ha fatto dell’industria manifatturiera e produttiva italiana la seconda in Europa, deve risorgere. Una classe politica fallimentare, che non riduce la burocrazia e la pressione fiscale è una delle cause che portano le nostre imprese a non crescere, limitate da troppe regole e vincoli da valutare e norme complesse da apprendere.

Negli ultimi 20 anni diverse aziende sono state cedute ad imprenditori esteri, un’emergenza sempre più evidente del made in Italy nel mondo.

2000

Emilio Pucci   –  FRANCIA

FIAT Ferroviaria   –  FRANCIA

2002

Bottega Veneta   – FRANCIA

Fendi   –  FRANCIA

2005

Benelli   –  CINA

Acciaierie Lucchini   –  RUSSIA

2006

Galbani   –  FRANCIA

2008

Cirio  –  SPAGNA

Bertolli  –  SPAGNA

De Rica  –  SPAGNA

2011

Parmalat  –  FRANCIA

Wind  –  RUSSIA

Edison  –  FRANCIA

2012

Ducati  –  GERMANIA

Valentino  –  QATAR

Coccinelle  –  SUD COREA

Sixty  –  CINA

2013

Scotti Oro  –  FRANCIA

Pernigotti  –  TURCHIA

2014

Piaggio Aerospace  –  EMIRATI ARABI

Lamborghini  –  GERMANIA

2016

Acea  –  FRANCIA

Grom  –  OLANDA

Pininfarina  –  INDIA

2018

Magneti Marelli  –  GIAPPONE

Brunello di Montalcino  –  FRANCIA

Ansaldo Breda  –  GIAPPONE

Buccellati  –  CINA

Italo trasporti  –  USA

 

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