L’azienda è una macchina destinata a realizzare dei prodotti o dei servizi, investendo dei costi nell’organizzazione e nei processi produttivi con lo scopo di realizzare un profitto, un plus valore che deriva dalla differenza dei costi e il valore realizzato nel mercato. Le caratteristiche di ciò che si realizza devono essere accettate dal mercato al giusto prezzo.
Un mercato in cambiamento
I cambiamenti del mercato son molto rapidi, tutto viene messo in discussione continuamente, la globalizzazione dei mercati è causa ed effetto dei radicali cambiamenti. Il dinamismo è elemento essenziale per l’impresa di oggi e domani, altrimenti è destinata a capitolare. I mercati dell’Asia e del Sudamerica sono i paesi industriali emergenti che grazie ai bassi costi risultano molto competitivi. Le grandi aziende possono vantare maggiori risorse finanziarie e competenze che garantiscono grandi strategie e adeguate valutazioni in ogni situazione, mentre la struttura produttiva italiana è costituita da piccole e medie aziende, generalmente guidate in maniera più spontanea, spesso grazie l’inventiva del personale interno.

Ridisegnare l’organizzazione, tagliando i costi e migliorando la gestione è la chiave per la sopravvivenza. Non si può pensare che l’innovazione sia possibile solo nelle grandi aziende multinazionali, cambiano i numeri ma i problemi sono gli stessi. Molte aziende crescono apparentemente, poiché con l’aumento di fatturato non è aumentata la sua organizzazione, trovandosi intrappolate in una sorta di sabbie mobili, non vengono interpretate le tensioni e le varie problematiche interne. A volte è tardi per rimediare.
Negli ultimi cinque anni, ogni due giorni un’azienda italiana viene acquistata dagli stranieri. Questo è accaduto perché gli imprenditori italiani sono bravi produttori, innovativi e creativi, ma spesso persone individualiste, incapaci di fare sistema e creare una solida cognizione degli strumenti organizzativi. E’ per questo che gli stranieri comprano le nostre imprese, piccole ma di grande qualità. Lo spirito imprenditoriale che ha fatto dell’industria manifatturiera e produttiva italiana la seconda in Europa, deve risorgere. Una classe politica fallimentare, che non riduce la burocrazia e la pressione fiscale è una delle cause che portano le nostre imprese a non crescere, limitate da troppe regole e vincoli da valutare e norme complesse da apprendere.
Negli ultimi 20 anni diverse aziende sono state cedute ad imprenditori esteri, un’emergenza sempre più evidente del made in Italy nel mondo.
2000
Emilio Pucci – FRANCIA
FIAT Ferroviaria – FRANCIA
2002
Bottega Veneta – FRANCIA
Fendi – FRANCIA
2005
Benelli – CINA
Acciaierie Lucchini – RUSSIA
2006
Galbani – FRANCIA
2008
Cirio – SPAGNA
Bertolli – SPAGNA
De Rica – SPAGNA
2011
Parmalat – FRANCIA
Wind – RUSSIA
Edison – FRANCIA
2012
Ducati – GERMANIA
Valentino – QATAR
Coccinelle – SUD COREA
Sixty – CINA
2013
Scotti Oro – FRANCIA
Pernigotti – TURCHIA
2014
Piaggio Aerospace – EMIRATI ARABI
Lamborghini – GERMANIA
2016
Acea – FRANCIA
Grom – OLANDA
Pininfarina – INDIA
2018
Magneti Marelli – GIAPPONE
Brunello di Montalcino – FRANCIA
Ansaldo Breda – GIAPPONE
Buccellati – CINA
Italo trasporti – USA