«L’idea di avere una copia, anche perfetta, in un tempo in cui tutto è riprodotto e tutto è falso, è considerato un segnale pessimo. Il Gattamelata, una costola dell’arte rinascimentale: siamo al centro dell’arte italiana».
Sgarbi durante la conferenza stampa in Soprintendenza, parla di una iniziativa a tutela di 10 monumenti importanti identitari italiani, nominando il Gattamelata scultura equestre dal genio di Donatello in termini di tutela e conservazione.
Venendo a conoscenza della volontà del monsignor Fabio Dal Cin, delegato pontificio della Basilica di Sant’Antonio, di trasferire l’opera in un museo per il suo costante degrado; un tumore che andrebbe sanato a causa delle pressioni ambientali attraverso un primo accertamento scientifico a un restauro, si spera definitivo. E Sgarbi si è dimostrato sin da subito contrariato nel “confinarla” in uno spazio chiuso posizionando al suo posto una copia. Un patrimonio universale diviso tra lo Stato e la Chiesa, pubblico e privato, e che ne ha causato un acceso dibattito.
«Ho fatto di tutto – ha ammesso Sgarbi – per restituire allo Stato la sua dignità istituzionale per ciò che riguarda la tutela. L’idea di un museo in cui tu prendi gli originali e lasci le copie all’esterno mi sembra una cosa fuori da ogni logica. Non si può sempre ragionare come se tutto debba avere un biglietto. Io sarei per i musei aperti gratuitamente, quindi figuriamoci se può essere che un’opera così finisce in una bacheca». Perciò Sgarbi ha cominciato una battaglia che sembrava inizialmente vedere nella polemica il suo principale carattere, stabilendo poi che la tutela è dello Stato, e la valorizzazione delle Regioni e Comuni.
Il sottosegretario ha anche spiegato che a completamento dell’indagine diagnostica sarà possibile procedere col delicato progetto di restauro che conta 150mila euro. E al momento è già possibile scorgere il Gattamelata tra le impalcature in attesa dei procedimenti risolutivi partendo dagli studi diagnostici per arrivare all’effettivo restauro. Il sottosegretario si dimostra favorevole al restauro “interno” ma con l’obiettivo della rimessa all’esterno. Il dottor Salvioli, restauratore di fama internazionale e specializzato in conservazione di metalli e cuoio, scansioni 3D e ricostruzioni totali o parziali delle opere grazie alla collaborazione con fonderie specializzate afferma in conferenza «Il bronzo sta male, il basamento sta malissimo. Inquinamento, maltempo sono elementi che danneggiano l’opera. Ci vorrà un anno di tempo per eseguire tutti gli studi che ci permetteranno di capire come agire nella fase di restauro. Il rischio è che poi, lasciandola all’aperto, il suo deterioramento possa procedere fino a danneggiare irrimediabilmente l’opera di Donatello».
Considerato che il Gattamelata si mostra nel piazzale del Santo da oltre 5 secoli, icona di bellezza e virtù per noi padovani, pensate che sia giusta la sua dislocazione?
*interviste e immagine sottostante dal padovaoggi
