Negli anni Settanta un noto ragioniere della televisione non vedeva l’ora di sedersi sul divano per guardare la domenica pomeriggio del campionato o l’amata Nazionale di calcio, salvo qualche imprevisto cineforum d’essai aziendale. Anche se quel ragioniere è passato a miglior vita, in ogni italiano medio è rimasto quello spirito di sportivo da tavolinetto strategico davanti alla tv con frittatona di cipolla e birra gelata formato familiare da consumarsi da sola.
D’altronde il livello di sport in Italia è esattamente limitato a questo, ovvero tifare “l’azzurro” che vince, solo quando vince, o riempirlo di rimproveri se delude senza nemmeno avere la consapevolezza di cosa abbia determinato quel fallimento sportivo.
Siamo sempre soliti a banalizzare dando le colpe all’allenatore in qualsiasi sport, probabilmente qualcuno lo fa anche dove non esiste un allenatore se parliamo di sport individuali. Sportivamente e non solo, gli italiani sono in buona parte ignoranti; parlano di moduli tattici senza mai aver fatto uno scatto con dei sacchi legati all’addome, contestano l’arbitro senza nemmeno sapere cos’è un fuorigioco, criticano un giudice di sedia senza nemmeno sapere cosa sia un top-spin; l’importante è tifare!
Si, perché alla fine in Italia tutto è tifo, nello sport come nell’attualità, un guelfi contro ghibellini, rossi contro neri, comunisti contro fascisti, sinistra contro destra, pro vax contro no vax, pro Zelensky e pro Putin e la lista la potremmo finire tranquillare da qui a un mese e oltre. E allora tutti a tifare la Nazionale come 3 anni fa con i caroselli nelle piazze per festeggiare la vittoria dell’Europeo mentre Qualcuno decideva chi doveva uscire di casa e chi no purché avesse un certo pezzo di carta. Oppure, sempre 3 anni fa, tutti a tifare un tennista italiano in finale Wimbledon purché sconfiggesse il disubbidiente serbo, fatto salvo che quel serbo a 37 anni vince ancora ed è più in forma dei suoi colleghi ventenni. Ma si, chissenefrega, l’importante è festeggiare quando l’Italia vince sollevandosi dal divano per esultare.
E’ il nostro modo di intendere l’amor di patria!

L’italiano mediamente sportivo critica l’allenatore che si dimette da commissario tecnico della Nazionale a un anno da un Europeo di calcio da difendere perché preferisce i soldi arabi quando non capisce, l’italiano mediamente sportivo s’intende, che per lui sono state prese delle decisioni dai vertici “illuminati” dello sport più amato dagli “itagliani” senza essere consultato. Se chi scrive fosse messo al corrente di una decisione presa da altri a propria insaputa e ne venisse a conoscenza per via traverse o da conto terzi, che resterebbe a farci se il suo punto di vista non viene nemmeno considerato di striscio? A prendere soldi sbaffo o a non prenderne proprio solo per amor patrio? Quando si sta bene, o si ha la sensazione di stare ancora bene, e si continua a vivere comodi all’interno della propria zona di comfort è meglio sempre stare dalla parte del più forte o, molto semplicemente, della massa.
D’altronde si tifa e basta, senza un perché, senza essere consapevoli del perché lo si faccia.
Conta solo prendere una posizione e tifare sempre e solo per quella da qui alla fine dei giorni. In Italia le persone hanno paura di pensare e agire dopo aver guardato dentro di sè e, seppur possano avere ragione, non si assumono le proprie responsabilità e preferiscono schierarsi con il più, seguire il maschio alfa, il capo ovvero quello che porta dietro di se grandi numeri e non gli importa della qualità di chi si porta appresso. In Italia devi sempre tifare per il più forte perché si considera più forte solo chi fa i numeri, nel calcio come nella vita; se tifi Juve, Milan o Inter capisci di calcio mentre se tifi qualsiasi altra squadra sei un mediocre incompreso. Se fai e dici quello che fanno e dicono gli altri, pur rimanendo un piccolissimo numero, ti senti sempre al sicuro perché sei perfettamente omologato come gli altri; se dici e fai qualcosa di tuo che viene dal tuo cervello o dal tuo cuore, non sei apprezzato e ben voluto, sei semplicemente un mostro o un malintenzionato che pone il proprio ego al primo posto senza rendersi conto del male che fa alle altre persone.
Quando si pensa con la testa degli altri in Italia sei sempre al sicuro, come sul proprio divano.
Il tifo verso qualcuno o qualcosa è un modo per nascondere le proprie paure e la totale mancanza di coraggio nel seguire una terza via, la propria. La storia c’insegna che nel secolo scorso molti italiani sono stati fascisti perchè in quel periodo conveniva esserlo così come, dopo l’8 settembre del 1943, la maggior parte di loro si convertì al comunismo o, per essere più precisi, divenne partigiano. Fu così che molti da tifosi di Sua Eccellenza (così veniva chiamato Benito Amilcare Mussolini) divennero suoi sicari.
Si tifa per la patria, si esulta per un goal, si mostra il pugno per un ace ma quando vengono calpestati i nostri diritti e a noi non viene riconosciuto quanto giustamente ci spetta, da quel sofà non ci alziamo.
D’altronde in Italia siamo fatti così, “zitti e buoni” (e non a caso è pure il titolo di una canzone) senza disturbare nessuno e tifare sempre per la parte giusta, secondo gli altri.
E allora tutti insieme patriotticamente obbedienti urliamo “Viva l’Italia!!” e sempre dal proprio salotto.
