L’industria cartiera italiana è tra i settori d’eccellenza e ha mostrando una fortissima evoluzione toccando i temi ecologici e in ottica di riciclo proposti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), allineandosi al livello europeo. Tuttavia per mantenere questo primato, è necessario che il settore offra una sua competitività sul mercato seguendo la Trasformazione 4.0, uno degli obiettivi del PNRR.
Ci riferiamo alle filiere che trattato la carta, cartone e imballaggi e che secondo le stime della Federazione Carta e Grafica di Confindustria e Comieco, avrebbero già superato gli obiettivi di riciclo fissati al 2030 con un tasso di riciclo al 2020 dell’87,3% contro la media europea del 73,9% – raggiungendo l’obiettivo fissato all’85%. Un’attenzione alla massimizzazione degli sprechi, in un’ottica di riutilizzo quanto di rispetto per l’ambiente, l’Italia segue un’ottica di riuso che deriva principalmente dalla scarsità di materie prime e che si avvicina alle linee del PNRR.
Ma cos’è il #progettoindustria4.0 ?
La transizione digitale cominciata nel 2017 è un progetto introdotto dalla Federazione Carta e Grafica in supporto delle aziende; un piano nazione di impresa volta a incoraggiare le filiere all’utilizzo dei software e moderne tecnologie per creare un processo automatizzato ed interconnesso. Un percorso che si è avviato con l’avvento della pandemia e che ha diffuso la consapevolezza del ruolo chiave delle tecnologie digitali al mondo della produzione e distribuzione.
L’uso di software come ERP specifici dell’industria della carta abbattono i tempi di gestione e analisi e ove integrati con i MES di settore possono contribuire a migliorare l’efficienza di tutti i flussi di lavoro – anche produttivi – collegandosi ai sistemi di gestione preesistenti, anche a bordo macchina, e coordinandone le operazioni. Risultati che testimoniano di come la digitalizzazione abbia dato ampie risposte in termini di efficienza operativa quanto per la permeabilità del dato.
“In poco più di un anno è fortemente aumentata la consapevolezza di quanto siano importanti la raccolta e l’utilizzo dei big data, la condivisione degli open data, le procedure della Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per centralizzare le informazioni, condividerle e conservarle.” Federazione Carta e Grafica
Dal Piano Industria 4.0 al Piano nazione della Transizione 4.0, il progetto ha avuto nell’arco di quattro anni diverse denominazioni arrivando, sotto il governo Draghi, a un principio di Recovery Fond italiano prevedendo un piano di investimento di circa 24 miliardi di euro con un potenziamento di tutte le aliquote di detrazione e un importante anticipo dei tempi di fruizione.
Il #progettoindustria4.0 si articola in quattro punti:
- Attraverso realtà interconnesse raccoglie e distribuisce dati, assieme ai prodotti
- Per mezzo dei dati raccolti, sviluppa gli “analytics”, un risultato dell’intelligenza artificiale che guida l’apprendimento delle macchine in base ai dati appunto analizzati
- Interfacce “touch” sempre più diffuse, creano una maggiore interazione tra uomo e macchina
- Riduce il distanziamento tra dimensione digitale e fisica attraverso la manifattura additiva, stampe 3D, interazione machine-to-machine, automatizzazione, tecnologie di storage ed consumi energetici ottimizzati.
Le agevolazioni fiscali riportati dalla Federazione Carta e Grafica, sulla base del credito d’imposta e della durata di 2 anni con decorrenza avviata dal 16 novembre 2020, prevedono:
- Per i contratti di acquisto dei beni strumentali definiti entro il 31/12/2022 di beneficiare del credito con il solo versamento di un acconto pari ad almeno il 20% dell’importo e consegna dei beni nei 6 mesi successivi (quindi, entro giugno 2023).
- L’anticipazione e riduzione della compensazione con maggiore vantaggio fiscale nell’anno.
- Ricavi o compensi minori di 5 milioni di euro, il credito d’imposta fruibile in un anno per gli investimenti in beni strumentali “ex super” e in beni immateriali non 4.0 effettuati nel 2021.
- La compensazione immediata (dall’anno in corso) del credito relativo agli investimenti in beni strumentali;
- Per tutti i crediti d’imposta sui beni strumentali materiali, la fruizione dei crediti è ridotta a 3 anni in luogo dei 5 anni previsti a legislazione vigente.
