L’industria tessile è sempre stata non solo uno dei cardini dell’economia globale ma anche un elemento dell’eccellenza italiana nel mondo.
I distretti tessili in Italia, conosciuti per la qualità pregiata dei loro prodotti, hanno svolto e, comunque, svolgono un ruolo chiave sia dentro che fuori i confini nazionali. Questi centri di produzione, storia e innovazione sono l’incarnazione di secoli di tradizione artigianale, evolvendosi in continuazione per non farsi cogliere impreparati dalle sfide di un mercato in rapido cambiamento.
L’importanza dei distretti tessili non sta solo nella produzione di tessuti e capi di abbigliamento ma anche nel contributo significativo alla cultura e all’identità italiana tanto da rendere il “Made in Italy” un marchio di prestigio in tutto il mondo.
Tuttavia le politiche interne applicate nel nostro paese da almeno una trentina d’anni a questa parte hanno indebolito di anno in anno anche il settore tessile trovandosi coinvolto nella crisi che ha invaso tutto il comparto produttivo nazionale. La crisi nel settore tessile è stata ulteriormente rafforzata da una riduzione della produzione a causa della scarsa domanda insieme ai crescenti costi energetici andando così ad incidere sul fronte del credito.
Casi studio e l’analisi Crif
Stando all’ultimo Osservatorio Crif (Centrale Rischi d’Intermediazione Finanziaria) sulle imprese, che prende in analisi le sole società di capitali, nel primo semestre del 2024 il tasso di default è salito al 3,3%, uno 0,4% in più rispetto a dicembre 2023, posizionandosi su un livello superiore al dato medio degli altri settori manifatturieri che, invece, si è arrestato al 2,5%. Se andiamo a vedere i sotto-settori che compongono la filiera, l’indice di rischiosità creditizia è alto soprattutto per le imprese che lavorano pelli, cuoio e calzature. In questo caso, infatti, si evidenzia la più grande crescita del tasso di default che è passato dal 3,5% di fine 2023 al 4,4% del primo semestre 2024, quasi un 1% in più in poco meno di un anno. Il comparto abbigliamento registra un tasso di default del 3,3% rispetto al 3,1% di fine 2023, mentre per la tessitura e prodotti tessili procede un pò meglio con un indice del 2,1% che è si sotto la media nazionale, comunque in crescita se consideriamo che era all 1,8% nel semestre precedente. Riguardo ai prestiti erogati dalle banche, Crif rileva un calo dell’8% nei primi nove mesi dello scorso anno.

Questo calo è imputabile sia per il rallentamento degli investimenti da parte delle imprese stesse.
Sia per una maggiore attenzione da parte degli istituti di credito, soprattutto nei confronti delle realtà più piccole e meno strutturate in quanto più esposte alla rischiosità creditizia.
L’analisi dei bilanci 2023, gli ultimi a disposizione, mette in luce anche un deterioramento delle metriche creditizie che anticipano l’evoluzione della rischiosità riscontrata nel 2024. Il futuro prossimo non potrà essere roseo rispetto ai bilanci analizzati dello scorso anno. Infatti la crisi che ha determinato questa situazione è causata sia dall’attuale congiuntura economica che da difficoltà strutturali di questi settori aumentate durante e dopo il periodo del Covid, soprattutto dopo quando la ripresa era stata trainata da un incremento dei prezzi di vendita finali in contemporanea a un forte dinamismo del mercato asiatico.
La crisi tessile ha subìto un’ulteriore stangata per la riduzione del potere d’acquisto che ha frenato le vendite.
La riduzione della domanda che getta altra benzina sul fuoco trova anche una sua ragione in un diverso comportamento d’acquisto nelle persone, orientato ad maggiore sostenibilità ambientale che comporta una minore rotazione dei guardaroba e quindi, per le aziende, dei magazzini.
Secondo gli analisti la tendenza potrebbe essere invertita con una ripresa in generale di tutto il comparto produttivo. Tuttavia gli stessi dichiarano che occorre un nuovo modello di business e di definizione dei prezzi da parte delle aziende del settore tessile, anche del lusso, che tenga conto dei consumatori diventati più attenti nella gestione delle finanze.

L’analisi di Crif tiene conto, infine, della leva finanziaria che, nel 2023, è in linea con il dato nazionale, in peggioramento rispetto al 2022. Profilo della liquidità e copertura degli interessi sono invece inferiori alla media nazionale, anche in questo caso con alcune differenze tra i sotto-settori che vedono il segmento tessitura e prodotti tessili raggiungere risultati migliori rispetto al dato nazionale.