OnlyFans vietato in Cina: e se accadesse anche in Italia? Needfile Team 22/08/2025

OnlyFans vietato in Cina: e se accadesse anche in Italia?

La Cina ha scelto la linea dura: OnlyFans è stato ufficialmente vietato a partire da metà luglio 2025, con un blocco totale persino alle VPN. Le autorità hanno definito questa piattaforma come “malattia dell’occidente”, un simbolo della corruzione dei valori tradizionali. Una decisione che, a prima vista, può sembrare estrema, ma che apre una domanda provocatoria: e se anche in Italia (e nel resto d’Europa) si adottasse la stessa misura?

Perché la Cina ha detto basta?

• Norme severe: nel Paese asiatico la produzione e la fruizione di contenuti espliciti è illegale e può portare persino alla detenzione.
• Protezione dei giovani: l’accesso illimitato a contenuti sessuali viene visto come una minaccia per la stabilità psicologica e sociale delle nuove generazioni.
• Controllo culturale: volontà politica di mantenere i valori tradizionali.

E se anche l’Italia seguisse l’esempio?

I pro di una censura “alla cinese”:

1. Tutela dei minori

Seppur in Italia l’accesso a OnlyFans sia riservato ai maggiorenni, resta facilmente aggirabile. Un blocco totale eliminerebbe il rischio di esposizione precoce a contenuti sessuali espliciti.

2. Riduzione contenuti sessuali “usa e getta”

Studi evidenziano che il consumo eccessivo di questo materiale crei una dipendenza con effetti negativi, assieme a una distorsione della percezione dei rapporti e riduzione dell’intimità autentica. Una censura potrebbe prevenire e azzerare questi fenomeni sociali.

3. Protezione dei lavoratori digitali

Se da un lato OnlyFans dà opportunità economiche, dall’altro espone i creatori a sfruttamento e pressioni psicologiche. Eliminare la piattaforma significherebbe limitare i rischi di abusi e di mercificazione del corpo online.

4. Un segnale culturale forte

In una società già segnata da ipersessualizzazione mediatica, l’Italia potrebbe distinguersi adottando un approccio di tutela culturale, promuovendo piattaforme creative alternative (musica, arte, sport, cucina).

5. Politiche di protezione digitale

Molti Paesi stanno già discutendo di regolamentare l’industria dei contenuti per adulti. Una censura di OnlyFans sarebbe un passo deciso nella direzione della “digital well-being”, intesa come salute mentale e protezione sociale.

6. Contrasto all’illusione dei “facili guadagni”

Sempre più giovani – uomini e donne – vengono attratti dall’idea di arricchirsi rapidamente attraverso contenuti online. In realtà, si tratta di un percorso instabile, spesso legato a rischi di sfruttamento e difficilmente sostenibile nel lungo periodo. Una censura favorirebbe un ritorno a lavori più solidi, duraturi, dignitosi e socialmente utili.

Un’Italia che scegliesse la censura invierebbe un segnale forte: la priorità alla tutela dei giovani, della cultura e della salute mentale, rispetto alla libertà (spesso illusoria) di monetizzare la propria intimità online.

Nel dibattito culturale come l’“oggettivazione femminile” dove le donne ridotte a corpo, merce e semplice immagine si evidenziano delle contraddizioni, è proprio sulle piattaforme come OnlyFans che molte donne scelgono consapevolmente di trasformare il proprio corpo in contenuto monetizzabile ma questo consolida la logica dell’oggettivazione.
L’apparente libertà di scelta nasconde in realtà un meccanismo di mercato che spinge a vendersi al miglior offerente, ridefinendo gli stessi schemi che il femminismo critica da decenni. La scelta adeguata è quella di costruire forme di emancipazione individuale fondate su percorsi professionali più solidi e non sulla mercificazione del corpo.

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