Totò il principe del sorriso e dei “trovatelli” Needfile Team 21/05/2022

Totò il principe del sorriso e dei “trovatelli”

“Il cane è ‘nu signore, tutto il contrario dell’uomo”.

“Cosa me ne faccio di 220 cani? Me ne faccio, signorina mia, che un cane val più di un cristiano. Lei lo picchia e lui le è affezionato l’istesso, non gli dà da mangiare e lui le vuole bene l’istesso, lo abbandona e lui le è fedele l’istesso. Il cane è ‘nu signore, tutto il contrario dell’uomo.” Totò

Attore napoletano, Antonio de Curtis in arte Totò, nella sua carriera cinematografica non svelò mai al pubblico questa predilezione. L’argomento venne raccontato di recente grazie alla memorabile intervista della giornalista Oriana Fallaci. Il principe della risata li chiamava “i miei angeli” edificando nel 1965 il canile “L’ospizio dei trovatelli” che gli costò ben 45 milioni di lire, una cifra importante per l’epoca. Un progetto portato avanti assieme alla compagna Franca Faldini, che potè ospitare fino a 220 cani attrezzato di cucce, cucine e un ambulatorio veterinario.

Ricordato da Vittorio de Sica come “un uomo generoso, anzi generosissimo. Arrivava al punto di uscire di casa con un bel po’ di soldi in tasca per darli a chi ne aveva bisogno e a chi glieli chiedeva (…) soprattutto nella cura di questi trovatelli (e non randagi parola che pare irritasse Totò).”

Spostandosi tra i canili e che sosteneva con grande generosità, sosteneva che in loro c’era molta più dignità e amore degli uomini, e per questo devono essere accolti e protetti. I randagi in particolari venivano maltrattati dai bambini che si divertivano a maltrattarli bastonandoli, bruciandoli o accecandoli..

Totò ebbe anche cani “suoi”, tra i più noti Dick un pastore alsaziano, un cane poliziotto in pensione che fece la sua comparsa nel film “Totò a Parigi”. Il cane preferito di Totò che smarrì nel periodo a Roma alla lavorazione del film “Totò cerca moglie” nel 1950. “Il fatto avvenne a Roma in una stradetta dei Parioli, via Paolo Frisi, ove Totò, verso le sette del mattino, aveva accompagnato il suo barboncino nano affinché si sgranchisse le gambe”, raccontò Eduardo Clemente, cugino e segretario dell’attore. “Lasciato libero dal guinzaglio, improvvisamente Dick scomparve. Invano Totò lo chiamò a gran voce, inutilmente ripercorse avanti e indietro la stradetta e le vicine traverse. Affranto, anzi avvilito, mi incaricò di far stampare e affiggere, in parecchie strade dei Parioli, dei manifesti attraverso i quali si prometteva una ricompensa di 10.000 lire, somma a quell’epoca non indifferente, a chi avesse riportato il barboncino smarrito. Ricordo che bussarono alla casa di Totò, in via Bruno Buozzi, non meno di dodici persone con altrettanti cagnolini. Totò volle dare una mancia a tutti, anche a coloro che, palesemente, si erano presentati solo con l’intento di scroccare qualcosa”. Una storia a lieto fine “Cinque giorni dopo, Dick ritornò spontaneamente a casa. Appariva smunto e affaticato. Totò piangeva, quando lo riabbracciò. E Dick scuoteva la coda”.

Totò si divertiva a dar loro titoli nobiliari canzonando:

“Dick, il mio cane lupo era barbone.

Peppe, il mio cane attuale, è visconte. Visconte di Lavandù.

Gennaro, il mio pappagallo è cavaliere.

Li ho investiti io.”

A casa sua, negli anni più celebri, ironizzava sulla nobiltà dei suoi due cani, un lupo e un barboncino, oltre a sua “eccellenza” il pappagallo che stava sul trespolo. Accolse anche un gatto battezzato Maestà, ma che presto fu costretto a lasciare all’autista Carlo Calfiero, a causa della difficile convivenza tra gli animali. Un amore immenso e tanti sorrisi. Quando andava a trovarli, Totò non riusciva a distinguerli a causa della cecità progressiva chiamandoli tutti nello stesso modo “Cane” proprio perché per lui ognuno di loro era unico e insostituibile, trattandoli con riguardo e amandoli indistintamente.

”Ho una passione per tutti gli animali, in special modo per i cani. Il cane è indifeso, non chiede niente all’uomo, ma dà tutto all’uomo anche la vita se è il caso. Il cane è tra il bambino e l’angelo come mentalità, come cuore e come sentimento.”

toto-dick

*nella foto Totò con la moglie e Dick

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