Gioia Tauro è ricordato come il comune della Calabria che negli anni Settanta divenne nota per i moti di Reggio così come per i tanti quartieri dormitorio costruiti a seguito di opere di rilancio economico che non presero mai piede.
Gioia Tauro è anche olio d’oliva; il suo territorio presenta diverse cultivar tanto tradizionali quanto autoctone di ulivi che si estendono fino a Rosarno.
Tra queste specie si trovano l’Ottobratica, la Sinopolese, la Roggianella, la Nocellara, il Tombarello e il Ciciarello e ognuna di queste rappresenta una fonte importante per molte aziende agricole che producono, conservano ed imbottigliano olio di alta qualità.
Tra queste si trova l’azienda agricola Carbone dei fratelli Nicola e Ferdinando Carbone che a Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria,
coltivano più di 50 ettari di ulivi dal 1950, prima con il nonno e poi con il padre.
Il centro aziendale sorge su un antico villaggio rurale che si distribuisce tra uliveti secolari e recenti, il tutto nel rispetto dell’ambiente e dell’agricoltura biologica.
Quello che oggi si vede, tuttavia, è il risultato di anni piuttosto difficili; tutto ebbe inizio una quindicina di anni fa quando ai fratelli Carbone non bastò avere cura delle loro piante e, grazie a questa passione, presero la decisione di aprire un frantoio.
La grande quantità di olive raccolte dalle loro piante fece sì che molte di queste rimanessero stoccate per molti giorni prima di essere portate ai frantoi. A seguito di questa lunga attesa, le olive così “parcheggiate” andavano a produrre un olio di bassa qualità.
Ai fratelli venne quindi l’idea di poter aprire un proprio frantoio in modo da poter lavorare le olive appena colte aumentando così i ricavi della loro vendita senza più dover passare per terzi. In quelle zone i frantoi erano tutti del tipo a pressa perché la gente preferiva quel sistema per cui la scelta si orientò verso un impianto tradizionale.
L’idea venne in un periodo in cui le banche erano restie a dare prestiti a seguito della crisi esplosa nel 2008; per cui l’avvio del progetto dovette affrontare svariate peripezie economiche prima di trovare dei soldi in prestito grazie agli amici di famiglia.
I primi cinque anni dalla realizzazione del frantoio furono comunque molto difficili per i fratelli Carbone dovendo restituire il favore ricevuto. Uno dei fratelli, all’epoca, faceva il pizzaiolo a Matera, a 40 chilometri dal loro paese, e per risparmiare un euro al giorno di benzina percorrevano strade che fossero utili ad ottenere tale risparmio. Gli sforzi fatti non hanno ripagato come sperato. Arrivò col tempo la consapevolezza che un frantoio a pressa non fosse lo strumento giusto per produrre un buon olio optando piuttosto per uno moderno a ciclo continuo.

La pandemia permise all’azienda di riorganizzarsi mettendo in piedi un negozio online grazie al quale riuscirono a fidelizzare una vasta clientela.
L’acquisizione del pubblico costa molto e vendere solo olio non basta a tenere in piedi l’attività; per questo i fratelli Carbone hanno creato “Donna Carmela, la dispensa della nonna lucana”.
Con quest’altro marchio tuttora propongono ai loro clienti, sia fidelizzati che nuovi, prodotti tipici della loro zona come i salumi del suino nero lucano in inverno, il caciocavallo stagionato in grotta in primavera, la passata fresca in estate, spingendo in autunno sull’olio con la prenotazione e vendita vera e propria. In questo l’oleificio riesce a lavorare per un anno intero offrendo prodotti differenti in base al periodo. Finalmente, dopo tanti sacrifici, l’azienda agricola dei fratelli Carbone ha raccolto i frutti del loro duro lavoro e,
memore di questi periodi difficili, non si adagia sugli allori e continua a sperimentare nuove idee.
Il prossimo obiettivo è incentivare gli agricoltori ad aver cura degli ulivi facendo in modo che, da una parte, la trasformazione dei loro frutti abbia un prezzo di vendita che sia più remunerativo e, dall’altra, cercare di migliorare costantemente il prodotto.
Il proposito sostanziale è quello di “riformare” gli ulivi del territorio calabro, lavorare le olive in modo da produrre un olio sempre migliore in qualità e venderlo al giusto prezzo.
Nicola è il fratello olivicoltore che, con competenza e professionalità, consiglia gli altri olivicoltori del comprensorio. Ferdinando, invece, si occupa di trasformazione, comunicazione sul prodotto e della sua vendita. Entrambi hanno nel mirino la produzione di qualità con importanti investimenti in termini di risorse ed energie, confrontandosi di continuo ed affidandosi a tecnici competenti.
Il loro punto di forza è quello di considerare l’olio d’oliva non solo come un condimento ma come un prodotto degno di essere alla pari del vino.
In questi giorni il vino è il protagonista a Verona alla consueta fiera annuale del Vinitaly – Sol Agrifood che, oltre ad ospitare diversi prodotti vinicoli provenienti da ogni vigneto d’Italia e del mondo, ha accolto anche i fratelli Carbone.
Il motivo è il loro ingresso, quest’anno per la prima volta, nella guida Oli d’Italia 2024 del Gambero Rosso, presentata proprio in occasione della kermesse veronese. L’azienda olearia Fratelli Carbone ha ottenuto il riconoscimento come “Novità dell’anno”, un premio più che meritato a chi, di fronte a tanti ostacoli, non si è mai fermato grazie alla propria grinta e determinazione.
*alcune immagini dal sito ufficiale Fratelli Carbone
