E come il detto “il mondo è bello perché è vario” lo è anche il caffè che si distingue, si trasforma interpretando ogni regione d’Italia. Il caffè non è una semplice bevanda ma un momento di socializzazione e di cultura, non a caso sempre più caffetterie sorgono combinando a volte un angolo libreria – come una piccola libreria – dove poter scambiarsi letture ed opinioni. Il caffè è una tradizione e viene servito nei modi più diversi a seconda delle località.
Il Veneto e la tazzina patavina
Una tradizione quella di Padova che ha radici ottocentesche tra grandi politici ed intellettuali che degustavano i caffè presso le più antiche caffetterie come il Cafè senza Porte, il Pedrocchi. Una ricetta storica quella di Antonio Pedrocchi fondatore dell’antica torrefazione, un’eccellenza ancora oggi offerta oltre quelle porte: panna posata sopra una base di espresso unito a latte e una spolverata di cacao. La particolarità è proprio l’aggiunta di sciroppo di menta per ricreare oltre alla particolarità del gusto anche i colori del marketing patavino (marketing ante litteram dei Pedrocchi), il tutto in uno shaker perfetto.
E se ancora non bastasse, nelle città venete si possono degustare altre qualità di caffè attuali come il VERO, DERSUT, DIEMME, JULIUS MEINL, ANTONIANA, VESCOVI, GOPPION, HAUSBRANDT e infine il CAFFE DEL DOGE tipico di Venezia.

La Valle D’Aosta e la grolla dell’amicizia
Partendo proprio dal concetto di incontro si pensi alla Valle d’Aosta dove il caffè la cognéntse viene servito nella grolla – detta la coppa dell’amicizia – da dove si può bere a turno da dei beccucci. Un tripudio di zucchero, scorze di limone, chiodi di garofano, ginepro e cannella. Nella coppa viene versato il caffe espresso lungo e bollente aggiungendo poi zucchero, scorze e spezie. Si cosparge la coppa di zucchero imbevuto di grappa e si versa poi nel caffè. Il momento diventa spettacolare: si da fuoco al liquido lasciando bruciare lo zucchero fino a farlo caramellare! Spenta la fiamma con il coperchio gli amici, uno dopo l’altro e in rigoroso senso antiorario, bevono il caffè dai diversi beccucci della coppa, metodo detto: à la ronde.

Il Piemonte e il bicerin torinese
Ecco a voi l’evoluzione settecentesca bavareisa, la tipica colazione torinese degli illustri del settecento. Una miscela di caffè, cioccolata e panna liquida servita in un piccolo bicchiere di vetro su strati separati. Per una perfetta degustazione si consiglia di amalgamarli insieme. Per la preparazione si aggiungono a ogni caffè 30 ml di cioccolata calda e si mescola, aggiungendo successivamente uno strato di panna liquida. In città lo storico Caffè Al Bicerin, dal 1763 tappa obbligata della tradizione torinese.

Le Marche e la dolce moretta
La bevanda digestiva dei pescatori di fine ottocento di Fano, una piccola località. La versione attuale a tre livelli nasce nel dopoguerra con la diffusione della macchina espresso. Una punta di anice, rum e zucchero scaldati e decorati da una scorza di limone. La versione domestica viene cotta in moka miscelando al caffe 20 ml di anice Vernelli, 10 ml di rum e zucchero.

La Toscana e il ponce alla livornese
Di cosa parliamo esattamente? Si tratta della versione italianizzata del ponch inglese ma col caffè al posto del the. Una meravigliosa diffusione nata dalla colonia britannica di Livorno. Quella proposta oggi è la rivisitazione degli anni Cinquanta caratterizzata da una vela di limone che dona note agrumate: il rum fantasia, detto rumme a base di alcol, zucchero e caramello scuro patrimonio livornese. Un tempo la striscia di limone veniva passata sul bordo della tazzina per motivi di igiene.

La Campania e il caffè napoletano
Una ricetta che onora le nocciole Griffoni, paese della provincia di Salerno dall’incredibile gusto. Nelle città campane la ricetta offre molteplici variazioni a base di caffè e crema di nocciola, a volte impreziosite da un ciuffo di panna montata tanto per giocare sul contrasto termico panna fredda-tazzina bollente. I marchi più apprezza: BORBONE, MORENO, KIMBO, PASSALACQUA, TORALDO, ALOIA, KENON.

La Calabria e il caffè calabrese
Ricetta semplice a base di caffè e brandy uniti alla liquirizia calabrese. Lo zucchero di canna viene unito in un bicchierino al brandy e poi scaldato con la lancia a vapore. In contemporanea viene pestata la liquirizia da aggiungere al liquore scaldato. L’espresso viene infine servito bollente.

La Puglia e il caffè salentino
Ecco a voi il trionfo della mandorla! Dagli anni Cinquanta, il caffè salentino continua a spopolare nella stagione calda. Servito freddo e dolce, l’effetto è dissetante e avvolgente per il gusto particolare della mandola di Bari e Foggia. Alla base va messo molto ghiaccio. Si consiglia per evitare che lo sciroppo di latte di mandorla rimanga sul fondo, di mescolare il tutto per bene. Si consigliano i biscotti di Ceglie – presidio Slow Food di Messapica – per un abbinamento perfetto.
