“Per progettare un font bisogna pensare alla funzionalità. Fare dei bei disegni non basta.”
James Todd
Il graphic design non si limita a immagini e colori nella valorizzazione di un marchio. In verità è un mondo molto più vasto. Se si pensa alla creazione di un logo, la scelta del font è fondamentale e ne accompagnerà tutta la sua storia. Un font efficace può fare la fortuna del brand e deve essere perciò adattato al suo prodotto, servizio, e allo stesso modo essere flessibile nelle sue destinazioni – tra canali web e di stampa -. Perciò è bene affidarsi a un professionista che riuscirà, nella sua esperienza, a identificare il tipo di scrittura che meglio si addice al prodotto di marketing.
Il caso Coca Cola
Se pensiamo a marchi noti, diversi loghi hanno dato nuovo look ai precedenti font; esempio celebre è la Coca Cola che ci mostra come un font sia la chiave per disegnare un logo di successo e funge esso stesso da elemento visivo, anche autonomo.

Il caso BMW
Un altro esempio è BMW, la casa automobilistica tedesca con sede a Monaco di Baviera. Lanciata per la vendita di motori aerei (con logo RAPP MOTOR), dopo 11 anni inizia a produrre automobili. Nel 1916 Josef Popp prende in mano come socio unico l’azienda trasformandola da Rapp Motorenwerke in Bayerische Motoren Werke, detta appunto BMW. Ecco quindi la trasformazione nell’iniziale forma a cerchio in due colori, bianco e azzurro, e di facile riconoscibilità poiché la forma centrale ricorda un’elica in memoria della produzione dei velivoli, o ancora secondo teorie recenti i colori di Monaco ma rovesciati nel rispetto della legge tedesca che al tempo vietava la riproduzione delle bandiere nei marchi.

Ma si dice “il font” o “la font”?
Un dilemma a cui ha dato fine l’Accademia della Crusca confermando “il font” come terminologia per il mondo informatico e “la font” per quello tipografico poichè la radice della parola ha una doppia origine: dall’inglese font considerato maschile – dalla terminologia neutra tipica inglese – e dal francese medievale fonte – fusione – da cui si accosta l’ambito tipografico per assonanza femminile, tipico del ramo commerciale.
In un altro articolo indicheremo i font che hanno fatto la storia. Ora offriamo un piccolo spazio a Comic Sans, un carattere che ha fatto discutere per la sua destinazione forse non chiara.. Dovete sapere che è stato creato “per essere sbagliato”, pensato nel 1995 da Vincent Connare per far parlare il cagnolino Rover in un giornaletto, assistente virtuale nel software Microsoft Bob. Un progetto ideato per avvicinare bambini e neofiti al mondo del computer; crea così un font giocoso ispirandosi al mondo dei fumetti con “Watchmen” e “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” e, per rendere lo stile ancora più infantile, introduce volontariamente degli errori tipografici. Comunque alla fine il font non venne mai utilizzato per Bot perché i caratteri sbordavano dalle vignette, ma piuttosto recuperato dalla Microsoft in Windows 95 per inviare e-mail goliardiche tra colleghi per feste ed eventi. Da qui la sua fortuna e la sua ampia diffusione.
Dovete sapere anche che Comic Sans per il suo stile goliardico è il carattere più usato per l’impaginazione dei papiri di laurea, noi da bravi goliardici e papiristi ce ne intendiamo! Perciò alto ai meriti, ogni font si guadagna la sua collocazione.