Il modello Web to Store tra commercio online e offline Needfile Team 02/09/2025

Il modello Web to Store tra commercio online e offline

Sono passati 200 anni dall’apertura del primo centro commerciale a Burlington Arcade nella Londra del 1819 situato a fianco Royal Academy e con ingresso su Piccadilly Street con ben 72 piccoli shop a due piani.
Una tappa che ha segnato un’avanzamento dal precedente scenario che vedeva fiere e mercati, artigiani, corporazioni; un commercio “fisicamente presente” e raggiungibile a piedi.
L’avvento dell’online ha portato a grandi trasformazioni, un commercio elettronico oggi a portata di un semplice click, potenziato dal Covid, e che ha facilitato il meccanismo degli acquisti grazie alla nascita degli e-commerce e allo sviluppo dei Payment Gateway.

Cambiano le necessità dei consumatori, cambia “il tempo di acquisto” e cambia la filosofia di vendita.

Sempre più aziende negli anni si sono adattate al mercato digitale introducendo il sistema di acquisti online, alcune traslando dall’area fisica del negozio alla sola vendita e-commerce. Col tempo si è diffuso il modello “ibrido” Web to store, considerato il nuovo spazio urbano.

A cosa ci riferiamo? Sappiamo bene quanto il commercio dal Medioevo abbiamo modellato lo spazio urbano. Ad oggi se pensiamo al centro storico di Padova, vediamo quando le continue chiusure e cambi di gestione (assieme al progressivo aumento dei take away food) ne abbiamo condizionato l’aspetto. Rimangono pochi negozi storici ricordando Il Ventitre, Ricordi, la Rinascente, l’Upim.. punti di riferimento per i padovani e residenti di quartiere. Ad oggi notiamo alternative oltrefrontiera tra negozi cinesi come Wok Sushi, Kebab o pietanze dell’est o nordiche. Subentra una multiculturalità che inizia dalla casa, attraversa la scuola e cammina per i negozi, dietro l’angolo.

Infine resta la disputa tra le botteghe di paese dove è possibile trovare una qualità e un affiancamento nella vendita, e il mercato competitivo dei negozi online; competitivi per il costo e la comodità di acquisto da casa. Il modello ibrido Web to store consente ai commercianti di vendere online i prodotti e ritirarli in un negozio vicino casa. L’idea si è sviluppata con Amazon attraverso gli sportelli Amazon Locker: il cliente acquista sul sito web, e digitando il codice di ritiro che riceve per mail può ritirare il prodotto. Esistono altri sportelli come Poste Italiane o altre aziende private; un servizio comodo che permette all’utente di scegliere un’alternativa all’orario indicato dal corriere, qualora non posso a casa o all’indirizzo indicato.

Oltre agli sportelli, come punti di ritiro, aderiscono anche giornalai, tabacchini o altro genere di negozio a cui spetta una commissione di ritiro da parte del fornitore.

Too Good To Go e la Surprise Bag

 

Restando in tema gastronomico, esiste un’app Too Good To Go a favore dell’antispreco alimentare. Questa app gratuita, permette di selezionare la propria area geografica e la categoria (panifici, pasticcerie, supermercati, wok sushi ecc) offrendo un elenco dei negozi disponibili nella scelta della propria Surprise Bag, nient’altro che una confezione dove trovare una selezione di rimanenze della giornata, a sorpresa.

Ogni scheda contiene titolo, descrizione e specifiche di ritiro, orario e luogo. Nelle offerte speciali puoi trovare brand che propongono assortimenti di maxi confezioni identiche a prezzi ribassati.
La app registra la cronologia di acquisto permettendo di ricollegarsi ai brand di interesse, indicandoli anche tra i preferiti. Fino a pochi giorni fa ogni Bag era ritirabile esclusivamente in negozio; oggi arriva a casa tua.

“Zero pensieri: la Box ti viene consegnata direttamente, pronta da sistemare in dispensa.”

Qualsiasi sia la tua preferenza, Too Good To Go resta un’occasione per sostenere i negozi locali contribuendo a ridurre lo spreco alimentare. Quanto cibo viene sprecato a livello globale? Secondo quanto riportato in app corrisponderebbe al 40% per 2,5 miliardi di tonnellate l’anno, 80mila kg di cibo sprecato ogni secondo. Di media, tra le prime categorie per consumo domestico abbiamo il 25% ortaggi, 24% cereali, 12% frutta, 9% radici e tuberi, 7% latticini e uova, 6% carne e pesce.

 

Perché lo spreco alimentare è un problema? Lo spreco di cibo causa il consumo di:

  • Il 10% di tutte le emissioni di gas serra nel mondo
  • Il 25% d’acqua potabile l’anno
  • L’11,5% di tutto il suolo, pari a una superficie più grande della Cina
  • 1,1 trilioni di dollari persi di produzione
  • 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a cibo e acqua
  • 733 milioni di persone soffrono la fame ogni giorno.

Lo spreco alimentare è una sfida globale, e sempre più aziende attraverso il web mettono a disposizione strumenti efficaci per affrontare il cambiamento climatico e lo spreco delle risorse.

Sta a noi utilizzare in modo intelligente la tecnologia digitale salvaguardando il futuro di tutti.
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